Claudio, il più grande - LeoB

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Claudio, il più grande

storie e racconti > Ugo Belloni
Mi aspettavo le solite notizie.
Quella mattina, come da un paio di anni a questa parte, il Sole 24 ore mi dava il buon giorno e da una settimana, nonostante ci fosse un sole spettacolare e dal mio terrazzo vedessi un mare azzurro come non mai, il buon giorno del giornale era terrificante, tutto in caduta libera..!!! Apro la terza pagina e vedo la foto del mio idolo, colui che ha fatto avverare i sogni di un nostalgico quarantanovenne appassionato e malato di moto, Claudio Castiglione.
Non realizzo subito, realizzo dopo pochi secondi e rimango paralizzato.
La scomparsa di Claudio Castiglione, la malattia, i funerali alla Chiesa della Brunella a Varese.
Ci rimango malissimo, Claudio era la mente ed il braccio oltre che lo spirito del motociclismo italiano, era la rivalsa contro i Jap, contro gli yankee e chiunque si presentasse…  “che moto hai ?”  una  Brutale…
Ogni volta che mi rivolgevano questa domanda, sapevo che la mia risposta  portava diverse sensazioni all’interlocutore.
La prima, se fosse stato intelligente, sarebbe stata: “pero’, uno che se ne intende”
La seconda,  dell’invidiosino era: “io ho una Jap, con la meta’ dei soldi ho lo stesso tuo prodotto;… non commentavo per palese disparita’ di conoscenza.
La terza era…. Bastardo….!!  Sai da quantè che la desidero !!??? ed era quella che preferivo, visto che era quella la risposta che davo io prima di acquistare la 910s !!!
La notizia mi ha indebolito, la figura che rappresentava Claudio Castiglione era immensa, era riuscito a far catalizzare il gota del motociclismo, da Tamburini a Galluzzi ad Agostini.... il meglio ruotava intorno a lui e alle sue aziende.
La sensazione di “che ne sara’ di noi“ mi portava un groppo in gola.

Venerdi 19 agosto, Varese Chiesa della Brunella ore 14.00

“Non posso non andare”
“quindi, tu vorresti partire da Camogli per andare a Varese domanil 19 di agosto con minimo 35 gradi, se ti va bene, per andare ad un funerale di una persona che, per quanto possa essere importante per te, non hai mai visto se non in fotografia ?.......si, rispondo a mia moglie incredula, “bene, allora vai piano pero’, mi raccomando"......." perfetto!!"
Volo a Genova alla Dainese per un capo di abbigliamento adatto alle temperature ed acquisto una bella giacca traforata ma con tutte le protezioni necessarie; mi organizzo spostando diversi appuntamenti al lunedi successivo, avviso che dalle 9.00 alle 18.00 del venerdì sono irreperibile.
Tengo per ultima la notizia per lei.
Sono le sette di sera, fa ancora caldo, esco di casa, 33 gradini e sono davanti al garage, lo apro alzando il portone basculante appena sopra la mia testa.
E’ li, sonnecchiante, mi viene un sospiro.
Da dietro sembra Sophia con le sue forme, pneumatico posteriore generoso zona sella stretta ai fianchi e serbatoio con due protuberanze logate fantastiche.
La colorazione grigio rossa è da Gran Galà, raffinatissima e ricercata, il codone in alcantara mi ricorda l’ermellino della Loren in un film di DeSica..
Se mia moglie avesse saputo  quanto mi fossi innamorato di lei mi avrebbe vietato l’acquisto
Mi siedo su una cassetta vuota di acqua in bottiglia, la guardo: il lato destro con i due scarichi appaiati con la ruota a stella di sfondo, mi sembrano le gambe accavallate di Filumena  nella pasticceria di Soriano, è straordinario l’essere riusciti a creare una moto elegante ma nello stesso tempo rude,  brutale e cattiva.
Mi alzo, mi avvicino, l’accarezzo, "il papà non cè più"
“ Che ore sono?”
"Le sette e mezza"
....."quindi parti davvero per Varese ?" mia moglie nuovamente incredula
"Si certo !!!"
“Bene, allora fai fotografie perché non mi convinci molto”
“pure gelosa” rispondo io !!…
"Tranquilla, è una questione di cuore, difficile da spiegare, ma non rischi il matrimonio”
Faccio colazione, caffè, corn flakes, yogurt e antibiotico per un dente che ha deciso di venire in ferie con me tutto il mese di agosto e si sta divertendo come un pazzo a farmi provare emozioni forti ogni volta che metto in bocca qualcosa di freddo. Sembra che qualcuno lo stia pagando per rompermi le balle, comunque martedì se la vede con il dentista cosi poi rido io.
Scendo in garage, mi vesto "da moto": pantaloni cordura Spyke, stivali Alpinestars, giacca Dainese, guanti idem estivi, casco Arai con la bandiera inglese in onore di Phil Reed e la sua Mv Agusta.
Accompagno la femmina appena fuori, giro la chiavetta e metto in moto, nel frattempo mi allaccio il casco e la guardo :  "dove andiamo?" il fanalone spalancato davanti a me sembra interrogarsi..... "sul lago amore", le rispondo…
Partiamo, Recco casello poi Serravalle fino alla barriera di Milano, tangenziale ovest, autostrada dei laghi fino a Varese.

Finalmente soli, poco traffico pensavo peggio, il motore urla, questa moto non ha marce da crociera, la sesta sembra la terza, urla a ogni sorpasso infondendo un senso di potere territoriale ad ogni metro sbranato all’automobilista di turno.
Sto mettendo alla prova la mia schiena, ho deciso di non fermarmi davanti a paure e timori rivolti a quella vertebra scassata da un maledetto giro in barca nel 2006. Non sento fastidio e questo è buono; arrivo a Serravalle Scrivia e decido di fermarmi al Grill. Lì fa ancora fresco ma penso di  togliere la sottile fodera della giacca lasciando libero il traforato sulla pelle. Riparto, fantastico.....fresco da tutte le parti, persino nel casco dove due fori gestiti da altrettanti clip mi fanno raffreddare il cervello impegnato a monitorare tutto cio che gli occhi gli trasmettono; il fondo stradale oltre che alla fauna che quotidianamente abita l’autostrada sono i pericoli maggiori, la paura della scivolata verso i paletti dei guardrail mi gestisce la velocità come il limitatore che inseriscono i piloti di formula uno quando entrano ai box, mi basta pensare a quei paletti per “rimettermi in riga”.  
Scendo l'appennino ligure e mi si presenta la pianura padana ed i suoi 35 gradi all'ombra. Aria calda, ma ripeto, la giacca è fantastica, sembra di essere in maniche corte ma mi sento protetto. Mi aggrego ad un gruppetto di tedeschi alla guida di due Panzer BMW 1200 con più valige di Paris Hilton e un terzo con una Moto Guzzi sport verde versione camping avendo una canadese montata sul sedile posteriore. Se penso che non ho preso nemmeno lo zainetto da tre etti per non appesantirmi troppo, mi faccio un po schifo a confronto. Ci fermiamo tutti all’autogril Pavesi. Io scendo dalla motina lucidina stupendina fighettina tutto traforatino e fresco come una rosa e con un bel sorriso Dourbans.
Il primo tedesco che si toglie l'elmetto sembra arrivato giusto giusto dalle prime linee di Leningrado con il segno delle granate sulla fronte mento e zigomi, ha le mani fasciate e le dita dei piedi cotte a vapore come wurstel. Lo saluto, lo saluto ancora ma mi accorgo che non ha ancora ripreso conoscenza, dico al suo amico che se non gli tolgono la tuta in pelle multistrato con rinforzi in kevlar sulle spalle e placche di similacciaio sui fianchi entro tre minuti lo perderanno per sempre. Si spogliano di corsa nel piazzale riposizionando gli indumenti nel bauletto armadio quattro stagioni del tedesco con la 1200 rossa.
Entriamo tutti all'autogrill, tre birre e una coca, brindiamo.
Mi riempo la bocca di freddo....il dente maledetto mi da una sberla da perdere i sensi.... mi chiedono se va tutto bene visto che ho le lacrime agli occhi, gli rispondo come nel film di Pozzetto "si si tutto bene, ho solo un po di nostalgia”.    
Riparto, i tedeschi rimangono ancora al grill per riprendersi e questo è logico visto che venivano da Firenze, esco dal bar e mi sembra di entrare in un forno ad aria, non vedo l'ora di infilare la chiave e ripartire con l’opera d’arte.
Tolgo i guanti, nonostante siano estivi preferisco potermi raffreddare anche dalle estremità, borbottio del 4 cilindri, prima seconda terza e via fino alla sesta. L’autostrada è noiosetta, un grande rettilineo fino alla barriera di Milano. Tangenziale ovest direzione Varese Malpensa, se avessi un po piu di tempo farei una puntatina al Cilione per vedere qualche salto ma l’appuntmento alle 2.00 in Chiesa mi fa continuare verso Varese senza variazione di programma. Guido e penso, penso che, dopo tutto ciò che uno fa  nella vita, ci si deve confrontare con l’appuntamento a cui tutti siamo invitati prima o poi come Claudio. Un'illusione forse che sia per sempre, ma sappiamo che non è cosi’, viviamo con la speranza che qualcuno porti avanti il nostro progetto, ma sappiamo benissimo che non sarà così; chi ci sarà porterà avanti il proprio progetto.
Voglio andare prima a Schiranna, la Bruty deve vedere dove è venuta alla luce. Esco a Varese e dirigo verso il lago; la rotonda con l’Aermacchi arancione appeso mi da il benvenuto.
Schiranna è quasi deserta, mi fermo davanti al Headquarter MV Agusta, spengo il motore, la sbarra è giu, non c’è nessuno, sto in silenzio a percepire il dramma che il posto mi trasmette; il lago, i capannoni deserti, la brezza che muove i rami del verde che circonda questo pezzo di storia......
La moto è li, sembra chiusa nel suo dolore, davanti alla sbarra; capisco che, la maggior parte delle persone che leggeranno questo racconto faranno fatica a giustificarmi l'attinenza di anima e spirito legata ad un oggetto, ma..... credo che se una statua puo’ trasmettere la propria spiritualità lo puo fare anche una moto in un contesto come questo.
Respiro tutto cio che posso prima di ripartire, non so se mai ritornero’ in questo posto e voglio memorizzare tutto. Il cartello Schiranna sbarrato mi manda una sensazione di amarezza, avrei preferito essere qui per la presentazione della tre cilindri o per la nuova Brutale o per qualsiasi altro motivo all’infuori di quello per cui oggi sono qui.
Dirigo verso la collina, sul web ho letto che il funerale è in una chiesa detta Della Brunella, vedo un cartello con su scritto Brunello, erroneamente dirigo da quella parte. Penso che inconsciamente quella salita stupenda con tre tornanti a vista mi abbia attirato motociclisticamente di più del percorso che in prima battuta avevo previsto per arrivare sul posto. Giro per Brunello, ci sono due chiese deserte, mi fermo vicino ad una piccola bottega di alimentari, chiedo della Chiesa, mi rispondono che il Sig. Claudio è a Varese in centro, li c’è la chiesa della Brunella. Riparto consapevole e felice di essermi addentrato su queste colline vista lago fantastiche. Direzione Varese, entro nella città, traffico modesto, cerco con lo sguardo cartelli in aiuto, qualcosa che possa dirigermi verso la Cappella. Spaesato penso di fermarmi vicino alla stazione dei treni; vedo una F4 312 rossa, con un uomo che parla al telefono,
mi fermo. Ha l’accento toscano, sta cercando aiuto per arrivare alla Chiesa, mi saluta con un sorriso, ha una sessantina di anni circa, magro, occhi azzurri, lo conosco, l'ho gia visto da qualche parte.
Mi dice, "sto cercando informazioni per arrivare alla Chiesa, la ragazza al telefono non ha tempo perché c’è un sacco di gente ma ha detto di andare in direzione centro" OK dico io, "partiamo ?" "aspetta" dice “falla raffreddare ancora un po".
Partiamo dopo qualche minuto, centro città semafori terribili con 40 gradi, le moto sbuffano, sono stanche e irritate di andare a 2000 giri in seconda; mi fermo di fianco ad un tizio con una Twingo e gli chiedo per la chiesa, mi dice “seguimi che passo di li” , faccio segno alla F4 che abbiamo uno Sherpa per arrivare sul luogo. Arriviamo dalla chiesa, parcheggiamo a fianco ad altre venti Mv, arrivano moto un po da tutte le parti. E’ molto emozionante far parte di un pensiero comune, uno spirito comune.
Vado verso l’F4 312, voglio presentarmi, "ciao io sono Ugo Belloni" "piacere Becheroni".
Gli sorrido, lo sapevo, ho tutti i Motociclismo dai primi anni settanta in poi, le battaglie con Ceccotto, Uncini, Lucchinelli.....  Che tempi, balle di fieno a bordo pista, cordoli come marciapiedi e Costa a fare miracoli..... un eroe d’altri tempi, un gladiatore, uno che ha combattuto forse di più di chi era in prima pagina. Correre con ciò che a quei tempi potevi avere per le mani non essendo Agostini o Barry Sheene era un impresa, ripeto un eroe.
Ce ne andiamo a bere una bibita nel baretto di fronte, "vienimi a trovare a Calenzano”  dice “si mangia un boccone insieme poi si va a Scarperia !!." "Verrò” rispondo.
Giornalisti e addetti ai lavori lo risucchiano in un brusio di voci garbate e rispettose del momento.
Arrivano, Falappa, Lucchinelli, Franco Uncini e tanti altri......
Arriva Claudio, Agostini davanti al feretro in moto, emozione, i familiari ed il loro dolore, un grande applauso di tutti noi.
Si prega per l’uomo, per il vuoto che ha lasciato alla famiglia, la cosa più importante.
Firmo il registro “il piu grande”
Ali di moto per l’ultimo viaggio verso il Cimitero, tanta emozione, poche parole.

Rientro, arrivo al casello di Recco alle 18.00, mi brucia un po la schiena ma niente di preoccupante, cinque tornanti e sono a casa, garage, spengo la moto, mi tolgo il casco, la riguardo, quel fanalone davanti, spalancato, mi dice:  “che sara’ di noi ?”
Le poggio il motociclismo di settembre sulla sella, c’è la nuova Brutale 675 in prima pagina,
“tranquilla” le dico, “Giovanni saprà farsi valere”.
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