Il Luccio - LeoB

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Il Luccio

storie e racconti > Ugo Belloni
1973
Io, Franco e il luccio....
storia di un fallo da espulsione

Cosa dire del luccio, il luccio era la medaglia d'oro alle olimpiadi, era la coppa dei campioni, se prendevi un luccio di oltre un metro entravi nel firmamento..
Quel giorno nè io nè Franco potevamo immaginarci che saremmo finiti al fianco di Jair e Sivori.
Come tanti giovedì partimmo dal Sansi, con la mini, alla volta del mitico canalone di Mantova, Papetti iniziava il concerto alla Cappeletta del Duca e finiva a Formigosa tutto d'un fiato, con una breve pausa a Moglia dove compravamo i begattini;
cos' era il canalone di Mantova? eh… cos'era…., era un punto strategico dove il Mincio superiore, stupendo, limpido, proveniente dal Lago di Garda decideva di passare attraverso la Montedison per trasformarsi in combustibile.
Le esalazioni di propano erano palpabili, Franco non aveva il coraggio di accendersi una sigaretta, senza prima avermi confidato che ha sempre voluto bene a tutti noi fratelli indistintamente.... e di dirlo agli altri, nel caso saltasse per aria con la muratti in bocca….
Tornando al Canalone, voi vi chiederete perché si andava a pescare li.... semplice, il 90% delle creature del Mincio inferiore cercava di risalirlo per arrivare a quello superiore, quello buono, in mezzo c'era una specie di diga e noi eravamo li ad aspettarli. Chiaramente il pesce non era una specialita', solamente un sottile retrogusto di gasolio lo differenziava da quello buono, ma bastavano un paio di giorni in carpione con benzina super per fargli perdere il sapore di gasolio.
Diciamo....a bassa voce...che il gusto era quello di catturarli e non diciamo altro per rispetto del WWF....anzi sposiamo anche noi l'attuale campagna dello stesso contro lo sfruttamento dei pappagalli negli ospedali, è ora di finirla.
Comunque, il primo scoglio da superare una volta arrivati al canalone era il custode, perché c'era un custode a custodire questa diga "statale". Era un osso duro, brizzolato, alto, sulla cinquantina con una mano sempre in tasca e l'altra impegnata a sondare la profondita' dell'apparato nasale; c'erano due strade da percorrere per arrivare al custode: una era lastricata di salame felino e ciccioli frolli, l'altra di grasparossa di castelvetro e albana di romagna, queste due strade portavano al custode e noi non le sbagliavamo mai e cosi' si aprivano le porte del paradiso....anzi dell'inferno considerando le fiammate che uscivano dalle ciminiere statali, il resto era palude.....
Non vi nego che la zona era impressionante.... insetti che sembravano passeri, rane che sembravano bufali con la voce da baritono, serpenti fosforescenti usciti da non so quali tubazioni industriali.... ho notato una volta che le striature di questi serpenti non erano striature ma codici a barre, in più due uccellacci che volavano in tondo dalla mattina alla sera e tutti ci spettavamo una picchiata da un momento all'altro.
Io mi appollaiai in fondo alla diga per mezzo di una scaletta di ferro che arrivava a pelo d'acqua; dopo 150 gradini arrivavo a destinazione; nessun appoggio, in bilico, senza nessuna possibilita' di movimento una volta incastrato nell'ultimo gradino. Attacco un Martin da 3 grammi al mio lancino e comincio a fare dei lungolinea bordoriva. Una serie da 4 e poi mi fermo: "ho agganciato il fondo" penso, metto in tensione la canna...tiro...tiro ancora...guardo la canna inarcata…la fisso...poi...uno strattone gigante.....che per un pelo non mi ribalto in acqua con la canna la cassetta i panini tazzi e mazzi...
Dopo la prima paura di volare...in acqua, ho un principio di erezione per l'emozione, certo... diciamo che a 13 anni non ci voleva molto per avere un principio di...di...quella cosa li...ho qualcosa di esageratamente grosso attaccato alla canna, capisco che è veramente grossa quella cosa li...e comincio a tremare, tremo come una foglia, quell'UFO comincia a gironzolare nello specchio d'acqua a suo piacimento, dopo 2 ore è ancora li sotto, il piede destro non c'è piu, non lo sento, la mia gamba finisce al ginocchio, vedo chiaramente l'unghia del ditone di un colore sinistro, blu. Di fronte, sull'altra sponda, ho due pescatori che non staccano gli occhi dalla mia canna, li vedo, soffrono, vorrebbero essere al mio posto, a provare le mie emozioni, non pescano neanche più, si abbracciano in lacrime accusandosi a vicenda di aver sbagliato esca. A un certo punto il filo con l'ufo si dirige verso la riva....viene sotto di me....smolla....penso...."sta prendendo la rincorsa"
Dieci secondi e la bestiaccia mi fa un salto intimidatorio a poco piu' di 1 metro dal mio piede incancrenito, un salto di almeno 2 metri di altezza è un Luccio di 10 kg e 1 metro e mezzo di lunghezza; un Ohoooooooooo seguito da una offesa alla povera Eva mi arriva dagli spalti della tribuna di fronte, il piu' imbecille dei due si lascia scappare un "cosè un delfino?"
Io sono in trance, quei denti bianchi e lunghi, con la bocca spalancata, mi hanno fatto capire che probabilmente l'ho fatto incazzare. Il mio corpo risale di tre gradini senza aver ricevuto ordini dal cervello, è un ammutinamento, il cervello insiste a dire che lui non ha dato nessun ordine, ma il corpo risale di altri due gradini irridendolo, se fossimo a Leningrado ci sarebbero già le prime esecuzioni per tradimento, pausa di riflessione generale....si rientra in trincea, il luccio è ancora attaccato al filo e tira...tira...tira...
Analizzo la situazione e traggo le conclusioni: non riuscirò a prenderlo, primo perché non ho il guadino, secondo perché sono messo come un alpinista sul Cervino, terzo perché non mi sento degno di lui....e questa è la cosa piu' grave; mi aspetto da un momento all'altro che tutto finisca tranciato da quelle poderose mascelle, non ho messo neanche il cavetto d'acciaio, ho fatto troppi errori da principiante quale ero. Alle 5 sono ancora messo li, all'angolo, con nessun secondo che getta la spugna; sento mio fratello Franco che fino a quel momento era chissa dove, che mi dice "Ugo muoviti che è tardi" io gli rispondo con l'intero rosario; dall'alto capisce al volo la situazione, se potesse farebbe intervenire l'elisoccorso alpino per il salvataggio.
Ma pensa di meglio, comincia a scendere dalla scaletta di ferro con il guadino, arriva sopra di me e gli scappa una briscola, anzi un carico da undici, vedendo che il guadino è 50 centimetri e il luccio un metro e mezzo, pausa e un'altro carico da undici, direi l'asso di bastoni;
"proviamo a insaccarlo" dice Franco "….nooooo così si incazza ancora di piu" gli rispondo io;
Il luccio sta immobile....a pelo d'acqua....e ci guarda..........sembra che dica......"Alla prima mossa sbagliata....vi scarico il caricatore sulla fronte", "mi intimidisce....tagliamo il filo e torniamo a casa sani e salvi" dico a Franco, "neanche per sogno" risponde lui.
Avviciniamo il guadino alla belva...verso la testa.....il luccio mi guarda....e mi applaude con le pinne pettorali inferiori sembra che dica "bravi....bravi " l'avete voluto voi!
Con un colpo di coda entra nel guadino, tre secondi, e ne esce dall'altra parte dopo avercelo fatto a brandelli...una catastrofe, non mi ricordo la briscola di Franco, ma era alta.
Ora...abbiamo: una canna, un filo che passa attraverso un guadino, un luccio che ci prende per il culo, e due spettatori non paganti che non gliene frega veramente un cazzo di pescare...anzi vedo chiaramente nelle loro mani due sacchetti di popcorn e due birre fresche. Non ci diamo per vinti, adesso non è piu' sport....i due pescatori ridono...io vegeto….Franco continua a scaricare carichi da undici alla velocita' della luce...poi il silenzio....................
Ho un idea, borbotta Franco, "non voglio neanche sapere cosa" gli rispondo, sto lì con la canna in mano, vedo Franco salire la scaletta, sento lo sportello della macchina chiudersi, alzo gli occhi e lo vedo scendere con il crick della macchina, non credo ai miei occhi e neanche il Luccio, che vorrebbe appellarsi alla convenzione di Ginevra; non faccio neanche in tempo a dire la mia che Franco ha detto la sua sulla testa del Luccio, incredulo per il fallaccio da tergo che Franco gli ha rifilato di nascosto dall'arbitro e dai guardalinee.
Buttiamo la palla fuori per far intervenire lo staf medico........ma non c'è niente da fare.
Issiamo la Salma intonando canzonacce di Pappalardo e "lasciami gridareee"
Uno a zero e la coppa è in Bacheca anzi la medaglia,....d'argento della UISP di Cavezzo.
A titolo di cronaca il luccio rimarra' nella cella frigo del Sansi per 10 anni..... allora...non dovevi mettere scadenze......poi non so.....è sparito.....penso sia stato sporzionato a tavola durante la festa dell' Interclub Reggio per lo scudetto dell'Inter dell'epoca, naturalmente offerto da noi Juventini......naturalmente.
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