Il Picchio - LeoB

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Il Picchio

storie e racconti > Ugo Belloni
Si va al Picchio….

Quella costruzione nuova, bassa, di cui tutti mi parlavano di storie incredibili…..
L'avevo vista solo attraverso i finestrini della 127 station wagon Coriasco di mia madre che al sabato andava a visitare i parenti a Carpi; Daniele mi parlava del Picchio, di avventure sue con ragazze fatali uscite dai film di 007 e  di una canzone su tutte… " je t'aime, moi non plus" che non so che mondo gli facesse vedere, ma si agitava molto nel raccontarmi l'effetto che faceva sulle ragazze stesse; Daniele era il direttore di sala del San Silvestro e oltre a quello era anche un mio fratellone maggiore e pertanto insieme all'originale fratellone Franco, si occupavano della mia educazione parallela a quella scolastica, relativa al mondo del vietato ai 14.
Era molto interessante.. anche se non capivo tutto questo fervore nel giudicare bene o male il sedere di una cliente…boh  forse i miei 10 anni compiuti erano pochi per capire; torniamo al Picchio, questo alone di  mistero ha accompagnato le mie piu' recondite fantasie adolescenziali legate al primo giorno in cui sarei entrato là dentro, dentro al Picchio Verde di via Pezzana; quel giorno arrivò 6 anni dopo e fu tutto un programma. I miei sedici anni di allora erano composti da molteplici ingredienti: la base di partenza erano un ettaro di brufoli seminati proporzionatamente su tutta la superfice del viso comprese le pareti nord e sud del mio nasino alla francese (di un "immigrato" della Guyana francese) Boccafoli, un giorno che era ispirato, mi disse che sembravo una cassetta di cachi "spaplada a tàc al mur" non me la presi perchà mentre lo diceva rideva e quindi accettai la giovialita' del caso e il fatto che il mio handicap faceva stare bene le persone; diciamo che sotto sotto speravo di potermi svegliare una mattina con il viso senza puntini rossi, in quel caso si sarebbero visti solo quelli neri e gialli. Un altro ingrediente era la moto come ben sapete, allora cavalcavo un bel dkw 125  da regolarità rosso e grigio molto carino ma un pò pesante; Franco, con il suo innato pollice verde verso le moto, lo grippò il giorno dopo che lo portai a casa, senza farlo apposta naturalmente, anzi  accusò del fatto il benzinaio del paese, reo di non aver messo olio nella miscela  del rifornimento fatto da lui stesso; praticamente la moto era "nata morta".  La presi da Tondelli a rate e quindi per pagarla bisognava lavorare in  ristorante al fianco del grande Daniele; con lui  superai il terrore verso il cliente,  mi attanagliava ogni volta che dovevo prendere l'ordine; purtroppo Daniele morì prematuramente e per noi oltre che per i sui cari fratelli fu un colpo terribile.
Dopo Daniele fu Franco ad insegnarmi   il segreto del contatto e del rapporto con il cliente; l'ironia " diceva" fa sciogliere il ghiaccio e dopo sarebbe stata tutta una discesa. Me lo dimostro' un giorno in cui c'era un cliente famoso al tavolo, era un nuovo cantautore italiano, Marco Ferradini, voleva sapere tutto del menu' e delle ricette particolari della cucina italiana; in particolare voleva sapere la ricetta per fare le costine d'agnello a scottadito…e lo chiese a Franco, lui si concentro' un attimo e poi gli spiego' cosi': allora.. prendi un agnello, dille che l'ami e lascialo in aglione per ore, non farti vivo e quando lo fai fallo per aggiungere  del sale, fallo sempre sentire croccante ….eccetera eccetera … Quello guardo' incredulo Franco e la ragazza che aveva di fianco …..poi scoppio' a ridere come un demente e fini' a  tarallucci e vino. Io avevo avuto la sfiga di iniziare la mia esperienza con un cliente che dire che era difficile è dire poco, si mangiava i camerieri a colazione..io non lo sapevo, e cosi, vigliaccamente, Franco e Daniele  in combutta, mi spedirono sul fronte Russo, mentre io ero convinto di andare a Gardaland. Questo cliente si chiamava Lotario e non aggiungo altro ora perché non vorrei che mi sentisse…lui ordinava fischiando: un fischio per farti girare…due fischi..per una Vintage Tunina Jerman… tre fischi ed eri morto…..mi ci è voluto un po per  capire, e' stato il cliente piu fedele di tutto il periodo del sansi, gli dedicammo anche una targa al merito …
Altro ingrediente dei sedici anni era la mia fantastica morosa e attuale moglie  Brunella, di cui non posso parlare perché non ho ancora avuto la liberatoria per il trattamento dei dati personali ..vedo un po' stanotte se riesco a convincerla….

Invasione

La decisione di andare al Picchio e quindi di invadere un territorio ostile, carpigiano, venne presa  una sera di gennaio del 1977 nel  "head quarter"delle truppe di stanza nordeuropea presso il bar Arci di San Martino S.S.. Quella sera erano seduti al tavolo di strategia logistica: Ciriano comandante in capo della legione, la mente, Scanner potenza muscolare e approccio al nemico, il Bingo, appoggio psicologico ed eventuale vespa per il  ripiegamento, io approvvigionamento truppe e soprattutto Mauro la patente B fresca di giornata.  Il nostro territorio si estendeva da nord fino ai confini con Uccivello,  a sud lungo il  corso del  Diversivo fino ai  porti commerciali di San Prospero, ad est nella grande zona di produzione industriale di gnoccofritto  del Nando, di la' dalla frontiera del grande raccordo fluviale Secchia  e ad ovest fino ai mastodontici centri petroliferi di rifornimento Roger di Motta.
Si decise di mettere in atto l'operazione Overload sabato 30 gennaio 1977; era stato scelto gennaio perche l'abbinamento "nebbia " "ghiaccio" e " appena patentato" era pari come rischio alla grande controffensiva delle Ardenne. Partimmo alle 20.30 col favor delle tenebre dal quartier generale Bar Arci  di San Martino a bordo di una A 112 bordeaux  a fanali spenti con destinazione Picchio verde via Pezzana 4 Carpi; finita l'illuminazione della strada ci accorgemmo che i fanali spenti non erano spenti per paura della contraerea ma per la dimenticanza di Mauro che comincio' a imbarcare acqua ancora prima di affrontare la prima curva della sua vita a ridosso del ponte di Secchia…brancolammo nel buio per 20 secondi  immaginandoci impatti di vario genere, dal classico palo della luce, all'ambientalistico platano o all'etilico vitigno dei Gennari , prendemmo la corda della curva quando ormai la curva era finita, Mauro riuscì non so come a  tirare la corda e ad effettuare la stessa anche se ormai  era alle spalle, arrivammo sul ponte  e fermo' la macchina.  Scendemmo a respirare senza pronunciare parola….il silenzio lo ruppe scanner con una imprecazione terrificante del suo vocabolario,  che echeggio' nell'andro del fiume come un ruggito nella savana,  non vi sto neanche a dire di che argomento trattava. Ripartimmo, guadammo il secchia e dal ponte notammo che dall'altra parte ci attendeva un  muraglione di nebbia mai visto; guardammo Mauro con aria interrogativa, aspettavamo un suo commento, essendo l'autista orbo del nostro destino; lui  ci guardo' con aria interrogativa e cosi capimmo che non aveva visto neanche il muraglione di nebbia.
Panico… ..su tutti i fronti. Mauro si attacca alla striscia bianca che delimita la carreggiata di destra, con la ruota anteriore come un  imbianchino stradale mentre fa la strisca; l'andatura è di 10km ora, gia' si vocifera che arriveremo per i lenti, se tutto va bene e se non si interrompe la striscia;
Al fine di rilassare gli animi alcuni di noi iniziano ad inanellare  melodie sottoforma di peti da Festival di Sanremo  settore giovani. Direi che scanner poteva partecipare anche come solista che avrebbe fatto strada. All'incrocio con cortile Mauro, spettatore al concorso di San Remo, stramazza sul volante in debito di ossigeno ………… decidiamo di aprire un  finestrino, per vedere dovè l'incrocio e ci accorgiamo che l'incrocio è proprio sotto le quattro ruote del macchina……..…viaaaaaaa
Cazzzoooooo……è cio' che ricorda la mia memoria di quel momento, sgombriamo l'incrocio alla velocita' della luce pestando dal lato passeggero sull'acceleratore;  Mauro sta viaggiando col pilota automatico, non ci sono piu' strisce a destra , la nebbia  e Sanremo ci avvolgono in un clima sub tropicale , sembra di viaggiare nelle fogne di Calcutta….che cacchio avete mangiato? Topi morti? domando.  Entriamo in un  tunnel  buio e senza ritorno ….poi a un certo punto una luce lontana..sempre piu' forte, ci dirigiamo diretti  verso questo "segno del destino"…..dopo un minuto scanner ci porta sulla terra dicendo che "piu' che un segno del destino" è un "segnale" con scritto Carpi limite di 50 all'ora". Entriamo ufficialmente in territorio nemico e cominciamo a ragionare di conseguenza; ci fermiamo al semaforo e analizziamo gli indigeni del posto fermi con noi;  un Golf GTI bianco davanti, con due fighetti con il quale è meglio non mettersi a sgasare per ovvie ragioni, una R4 di sconvolti  di fianco a noi che ci chiedono d'accendere  ma non abbiamo il coraggio di tirare giu' il finestrino per non renderli partecipi della finale in atto nella kermesse  canora del Ponente ligure,
dall'altro lato  una mini cooper verde  con due ragazzette insignificanti, naturalmente per personaggi di taratura mondiale come noi quattro. Arriviamo al Picchio, parcheggio con sminchiata del parafango sul bordo del marciapiede,  conto alla rovescia e lancio in orbita dell'ennesima madonna di scanner; indossiamo i giubbotti per fare venti metri…..entriamo!  biglietteria, richiesta sconto per cieco, con incazzatura di Mauro tirato in ballo, 12 sacchi gia partiti solo per entrare, ci avviamo verso i tendoni neri; la potenza dei  bassi mi fa gia' vibrare e non capisco piu' niente, Scotch Machine dei Voyage e le sue cornamuse mi catturano, sento la pelle d'oca in tutto il corpo, mi avvio con la corrente, centinaia di ragazzi in pellegrinaggio continuo in circolo, ci si guarda, ci si sfiora, ci si annusa. Sfuma Scotch Machine e entra da lontano From here to Eternity di Giorgio Moroder, fantastico……sono senza parole…… le ragazze si buttano in pista e ballano con movenze di una attrazione sconvolgente, non sono ancora pronto a buttarmi anch'io, ho bisogno di studiare ancora il nuovo ambiente, devo riprendermi, ma la musica mi paralizza; mi siedo di fianco al D.J. Luca Zanarini, mentre prende un disco degli Sweet, Ballroom Blitz …..lo osservo come fosse  la reincarnazione di Jim Morrison  dentro a quell'altare illuminato di led come una astronave: lui se la tira e fa bene, considerando la pila di cassette di prugne a sedere li davanti a sua disposizione  e via con gli Sweet e dopo gli Sweet  Donna Summer e dopo Donna Summer i Boney M…James Brown  SugarhillGang con Rupper's Delight…………..sto sognando.
Mi viene in mente che ero venuto con altri tre. Cerco i miei compari in giro per il locale, ma la calca è tale che faccio fatica a capire dove sono finiti; mi dirigo al bar, cassiera stratosferica, consumazione minima  tre sacchi, sorvolo, vedo Mauro sorseggiare una coca insieme ad un gruppo di ragazzotti allegri, poi una mano su una spalla "Ugo, dove eri finito" è scanner con gli altri due amici,  "oh…troppobello.." dico io    " vero eh? "  mi rispondono;  il mio cervello è ancora impegnato a smistare una miriade di sensazioni che la musica a manetta  gli sta trasmettendo quando dalla consolle entra "jamming" di Bob Marley,  a quel punto non si puo' piu' stare fermi…e ci si butta in pista !  oh right…we're jamming!!!
Capitolo II

La pista era l'ombelico del mondo, ci salivi dopo essere passato tra i divanetti che fungevano da  cuscinetto per le coppiette impegnate a scambiarsi i Brooklin alla menta e a controllare manualmente che ogni cosa fosse al suo posto..... Appena saliti ti accorgevi che poi non era così piccola come poteva sembrare dal bar, le casse acustiche pendevano dai lati come grandi occhi neri vibranti di energia, nel centro una rientranza a cupola sparava le luci stroboscopiche che falsavano le movenze dei ragazzi come una  moviola in corto circuito. A lato c'era l'altare del D.j. con i milledue mk2 Technics e le Teac a doppia testina; per gli audiofili aggiungo anche  un paio di Mcintosh, un espansore di dinamica DBX  e un Boom Box ad effetto acustico speciale. Degno di menzione la "prima"  dei Pink Floyd con Another Brick in the wall vissuta in pista con luci a effetto elica e la struggente voce di Waters che accompagna le liriche: Daddy 's flown across the ocean, leaving just a memory. Un prete esorcista della zona mi disse una volta " non ascoltare la musica dei pincflorid perché è demoniaca…………" eccchi li conosce i pincflorid!!"Tranquillo padre, io ascolto Nina Hagen e volo in cielo ogni volta". A parte gli scherzi, ero attratto in quel periodo da ogni tipo di musica, quindi mi tuffavo sugli Iron maiden  con la stessa naturalezza con cui mia nonna si tuffava su Jonny Dorelli, anzi Dorellik!! per gli amanti del genere.  
Dopo un paio di anni di esperienze psicadeliche diventai un sorcino "tuttod'untratto" come diceva D'Apporto. Fu colpa della Fiorella e della Adele, carissime amiche, che mi introdussero nella Zerofobia piu' totale.
La prima volta di Renato in Emilia la vivemmo come l'avvento del dio sulla terra; i preparativi iniziarono due mesi prima, quando si venne a sapere che l'elemento piu' trasgressivo d'italia sarebbe atterrato a Rubiera al mitico Patio.  Quella sera presentava Trapezio e alla fine del concerto si apri' il tetto del Patio e inizio' la melodia de "il cielo" con Renato che guardava in alto e noi che guardavamo l'intelaiatura traballante sulla nostra testa...." quante volte ho guardato al cielo……"am vin incora i lagarmon ai oc". Renato fu una icona per tutti e credo che ancora adesso per qualche istante riesca a farci sognare  nonostante la Ventura cerchi ogni giorno di appropriarsi della vostra mente.... dico la vostra perché la mia è  posseduta dalla D'Amico. Non so se ogni tanto anche voi quarantenni fate mente locale, pensando a quando il sabato sera si faceva la smacchinata al Picchio o alla Bussola e, se all'ascolto c'è qualche titolare di erboristerie, dico anche Chicago e Kosmic. Diciamo che il Chicago di Baricella era qualcosa di molto ma molto particolare; è stato il locale iniziale di Bibi Ballandi, lì iniziò l'epoca dell'afrofunky.  Il locale era spartano, forse un po kitch pero' aveva qualcosa di speciale e quel qualcosa di speciale era posizionato dietro alla consolle. Lì passarono una serie di D.J. epocali come Mozart, L'Ebreo, Baldelli, Tbc e Spranga; il resto erano musse (per chi non sapesse cos'è una musse chiedere a un genovese).
Ho detto che era un locale particolare perché i frequentatori piu' assidui del locale erano i clienti piu' assidui delle drogherie di paese. Ora, io non so se fosse il fatto di essere fatti che poteva di fatto farti scegliere di farti al Chicago, ma sta di fatto che al Chicago c'era una musica fantastica. Io ero uno di quelli bravi, no smoke, no drink, no drugs,  pero' lì riuscivo a viaggiare anche senza pagare il biglietto; allora non c'era il "vietato fumare"  e ti posso garantire che se salivi al piano di sopra con le tue gambe,  scendevi con le gambe di un altro. Il bello è che tutti erano sorridenti, tranquilli e beati … la cosa era "stupefacente".
Pensa che tra i clienti c'erano anche dentisti, mi ricordo un tizio che voleva convincermi che la marijuana ti faceva passare il mal di denti… mi disse " non è che proprio ti fa passare il mal di denti....però....non te ne frega piu' un cazzo..!"
Detto questo, voltiamo pagina.
Del Kosmic non voglio parlare perché ho paura che mia figlia quindicenne possa ricattarmi dopo aver letto qualcosa inerente questa innocente ed angelica discoteca.
Beh.. comunque al Kosmic c'era un certo TBC con i suoi equalizzatori ed anche lui lascio' il segno, e chi è dell'epoca sa di cosa parlo. Confesso che ancora oggi, ogni tanto, inserisco nello stereo-cassette la mitica c60 Maxell  del Chicago 64 datata 23 gennaio 1980 in cui un fantastico Jan Michelle Jarre con la sua Equinox part. 3 inizia la serata, seguita da Us and Them dei Pink per finire con Moby Dik dei Led Zeppelin e siamo in discoteca non so se rendo.
Diciamo che ho divagato un po; dove eravamo rimasti? …ah si… a Jonny Dorelli.
Il Picchio......
appena scoccava l'una di notte iniziavano i lenti e questo presagiva la chiusura del locale di lì a breve;
chi era riuscito ad "imbarcare" poteva  cominciare il percorso di avvicinamento alla topa con un bel pezzo stretto stretto al punto vita, tipo Babe degli Styx o I can't tell you why degli Eagles;
l'avvicinamento era un bel problema in quanto se rimaneva solo avvicinamento persistente per diverse ore, il problema te lo portavi a casa e dovevi risolverlo a quattrocchi con l'interessato molto agitato per la serata passata in sala d'aspetto.....
.....era straordinaria, rapportato ad oggi, la normalita' delle persone frequentatrici della disco; alla fine della serata non trovavi ubriachi esaltati o violenti di sorta,  dal   Picchio uscivi esattamente come eri entrato.
Dalla disco ci si fermava al King of King a prendere un the caldo come dice Canessa,  nelle serate invernali, in cui dovevi pianificare il rientro tra le nebbie padane della bassa, ma anche quel momento era bello.
In cinque in macchina a ripercorrere la serata trascorsa …. le speranze di rivederla..  
…allora domani si va a Bologna al mercatino dell'usato…..tutti d'accordo ??
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