Maurizio Cavazza - LeoB

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Maurizio Cavazza

storie e racconti
BIELORUSSIA 2001
Appunti di viaggio in "Area Cernobyl"
PREMESSA
26 aprile 1986 ore 1,20......
nel reattore n.4 della Centrale atomica di Cernobyl una sciagurata ed errata procedura innesca il più grave incidente dell'era nucleare.
Quantità enormi di radionuclidi si liberarono nell'aria, una nube tossica contamina gravemente vaste regioni della Bielorussia, Ucraina e Russia propagandosi poi su gran parte del centro e nord Europa.
La fuga radioattiva è stata stimata essere 200 volte superiore a quella provocata dalla bomba atomica di Hiroshima.
Un disastro ecologico spaventoso che ha avuto gravissime ripercussioni, dal punto di vista sanitario, sulla popolazione direttamente contaminata.
Vaste zone dove interi paesi sono stati evacuati, centinaia di migliaia di persone hanno dovuto abbandonare le proprie case, regioni dove ancora oggi si registrano livelli di radioattività altissimi.
La Bielorussia è stata la nazione maggiormente colpita dalle conseguenze dell'incidente nucleare; il 23% del territorio con 2 milioni di abitanti risultano essere stati contaminati. I dati medici statistici, incompleti oppure non divulgati dalle autorità, non hanno permesso un riscontro scientifico oggettivo.
Una drammatica certezza: migliaia di morti ufficialmente non riconosciute, un notevole incremento delle patologie relative a leucemie e tumori alla tiroide. In generale si registra un notevole abbassamento delle difese immunitarie, in particolare sui bambini i quali sono i soggetti più a rischio.
15 ANNI sono trascorsi da quel tragico 26 Aprile '86, quindici anni nel corso dei quali vicende di notevole rilievo storico hanno profondamente mutato il contesto geopolitico.
La caduta del muro di Berlino e la conseguente suddivisione dell'ex Unione Sovietica in numerosi stati indipendenti sono stati gli eventi più salienti degli ultimi anni. In questo nuovo assetto la Bielorussia è la nazione che presenta una situazione socioeconomica fra le più critiche.
Al quarto viaggio in Bielorussia, nel contesto del Progetto Cernobyl, ho sentito l'esigenza di fissare su carta le emozioni e le sensazioni suscitate dal vissuto quotidiano. Certamente ritengo che questo tipo di esperienza, oltre che un viaggio umanitario, rappresenti un momento unico ed importante per una crescita individuale e collettiva che va oltre gli obbiettivi prefissati.
Senza presunzioni letterarie vorrei, attraverso questi semplici appunti di viaggio, dare il mio modesto contributo alla conoscenza della realtà Bielorussa.
In sintesi, consapevolezza e condivisione di una esperienza di solidarietà umana finalizzita in modo particolare ai bambini, vittime innocenti ed inconsapevoli di un disastro che va oltre i semplici confini geografici.
PARTECIPANTI

ANGELO GENTILI
Presidente Coordinamento Naz. Progetto Cernobyl Legambiente Solidarietà

DR. MASSIMO TOSTI BALDUCCI
Responsabile Sanitario Nazionale
Progetto Cernobyl Legambiente Solidarietà

PAOLO CIMONI
Presidente Comitato Cernobyl Caldana (GR)

GIANLUCA MACCHIONI
Segreteria Nazionale Progetto Cernobyl (GR)

CLAUDIO CAMARCA
Giornalista- Regista- Scrittore

ROBERTO REBECCHI
Coordinatore Regionale Emilia Romagna Progetto Cernobyl
Presidente Comitato Cernobyl Carpi-Novi-Soliera

CARLA BARANZONI
Presidente Comitato Cernobyl Maranello-Fiorano-Formigine

MAURIZIO CAVAZZA
Presidente Comitato Cernobyl Cavezzo

MICHELA MODOLO
Presidente Comitato Cernobyl Creazzo (VI)

IVANO FANTIN
Presidente Comitato Cernobyl Monticello (VI)

RAFFAELLA CATTINARI
Vicesindaco Comune di Formigine

FRANCESCO MALVEZZI
Collaboratore Comitato Cernobyl Carpi-Novi-Soliera

GABRIELLA BORBEGGIANI
Socio Comitato Cemobyl Maranello

RAFFAELLA PERFETTI
Consigliere Comitato Cernobyl Vignola

PAOLA PAVESI
Rappresentante Comitato Cernobyl Rolo (RE)
Personale di supporto in Bielorussia

TAMARA ABRAMCIUK
Presidente Fondazione "HELP" Minsk
Referente Nazionale per Progetto Cernobyl Legambiente

MARINA
Interprete Delegazione Nazionale Legambiente (Minsk)

GALINA
Interprete Delegazione Provinciale di Modena (Minsk)

ALEXANDRA
Interprete per Claudio Camarca (Gomel)

VLADIMIR
Autista (Recitza)

YOURIG
Autista (Recitza)

Lunedì 2 aprile 2001
Aeroporto di Roma - Fiumicino
Durante il ceck-in vengo informato telefonicamente dell'improvvisa morte del padre di Giuliano, un giovane socio del Comitato Cernobyl. Incredulità e dolore.
Partenza ore 13.30.......compagnia di bandiera Bielorussa, Bielavia, aereo Tupolev che sicuramente ha visto giorni migliori.
Moquette scollata dal pavimento che, arrotolandosi, rende problematico il passaggio, alcuni pannelli del rivestimento interno svitati, cassetti portabagaglio che rimangono aperti causa rottura della serratura. La cognizione che comunemente abbiamo di un aereo viene di colpo ridimensionata.
Nel tentativo di allacciare la cintura di sicurezza questa si strappa, sconcertante, siamo già in Bielorussia anche se siamo ancora a Roma.
Hostess che fumano, un telefono cellulare che, durante il decollo, inopportunamente e pericolosamente suona, la proprietaria, una giovane donna russa, lo spegne senza fretta per nulla preoccupata delle nostre rimostranze. Ci guardiamo allibiti e raddoppiamo gli scongiuri del caso.
Volo tranquillo, arrivo a Minsk alle 17.30 ora locale.
Rispetto ai viaggi precedenti noto l'assenza dei militari in aereoporto, probabilmente ci saranno, ma non in divisa.
Durante il tragitto di trasferimento aereoporto-albergo tutto il traffico viene deviato e bloccato temporaneamente per il passaggio del corteo presidenziale. Paura di attentati, di dimostrazioni ostili?
Probabilmente Lukashenko, di ritorno da un incontro con il Premier russo Putin a Mosca, voleva più semplicemente avere tutta la strada a sua disposizione.
Alloggiamo all'Oktiabrskaia Hotel, di fianco alla residenza del Pres. Lukashenko ed alla sede dei Servizi segreti che tutto sanno e tutto sentono.
Claudio apprende la notizia del ricovero della madre in ospedale a Roma in gravi condizioni. Questa situazione apporta un radicale cambiamento del programma di viaggio prefissato.
In serata incontro fra la delegazione e lo staff di Tamara, rivedo con piacere tante persone conosciute nel corso di vari anni di collaborazione con il Progetto Cernobyl. Ricevimento e cena con il nuovo Ambasciatore italiano, Stefano Bonazzo, a Minsk dal ventidue Gennaio di quest'anno.
Formalità, discorsi di rito e troppi brindisi.
Martedì 3 aprile 2001
Incontro in ospedale con il Proff. Demidchik che dal 1990 dirige una clinica oncologica con 500 posti letto a Minsk.
Relazione molto interessante, in particolare il professore segnala che il suo centro è impegnato in un programma di indagine mirata alla prevenzione dei tumori tiroidei di piccole dimensioni (3 mm).
Si registra un aumento di patologie tumorali a carico della tiroide, polmoni e reni in soggetti oltre i quindici anni di età, risultato questo di una sovraesposizione alla radioattività dalla primissima infanzia.
Il centro oncologico del Proff Demidchik a Minsk, in collaborazione con un centro di ricerca di Oblismick in Russia ed un ospedale di Kiev in Ucraina, è impegnato in una esperienza pilota per la formazione di una banca dati dei tessuti tumorali finalizzata ad uno studio comparativo-statistico valido per i prossimi 50 anni.
Sempre in mattinata , la delegazione italiana ristretta ai massimi livelli (Angelo Gentili, Dott. Massimo Tosti Balducci, Roberto Rebecchi e Gianluca Macchioni), con la collaborazione di Tamara e Marina, incontrano i responsabili sanitari della regione di Brest (Capo Dipartimento Sanità Sergei Panicò) e con il Proff. Demidchik, in qualità di garante, per siglare il protocollo relativo al Progetto "Ambulatorio Mobile". Questo è un progetto umanitario di carattere medico-scientifico, ideato e sostenuto dal coordinamento del Prog. Cernobyl di Legambiente della provincia di Modena, mirato ad uno screening sanitario di tipo preventivo che sarà operativo nei prossimi cinque anni nelle regioni più contaminate e non servite da strutture ambulatoriali.
Dopo varie ore di discussione emergono difficoltà non previste, in particolare legate ai costi di gestione ed al personale medico e paramedico. Le posizioni sono molto lontane fra loro al punto da risultare quasi inconciliabili. E' assurdo che un progetto di una valenza così importante possa arenarsi su questioni di carattere economico!
Da parte dei responsabili sanitari della regione di Brest (zona scarsamente tutelata dagli aiuti umanitari internazionali) non è stata colta la portata di tale progetto, non sono state adeguatamente analizzate le opportunità di interscambio culturale e le prospettive future offerte dai soggetti proponenti quali l'Azienda Sanitaria di Grosseto, l'Università degli Studi ed il Policlinico di Modena.
Emergono con evidenza i limiti culturali tipici del provincialismo di questi amministratori. In particolare la figura professionale del Dott. Massimo Tosti Balducci non è mai stata coinvolta e valorizzata in modo adeguato dalla controparte bielorussa. Delusione, amarezza, e senso di sconforto pervadono la delegazione italiana. Ci poniamo mille interrogativi. Molti rimangono senza risposte.
Roberto si incurva e si piega sempre più, sia fisicamente che moralmente, sotto il peso di responsabilità che non sono e non possono essere imputate alla sua figura di coordinatore regionale del progetto. Lo capisco benissimo, vorrei poterlo aiutare. E' un momento molto difficile, tensione e nervosismo sono evidenti.
Un'altra parte della delegazione visita un magazzino di materiale scolastico (l'unico della città sufficientemente fornito) per verificare i costi di una fornitura di banchi, sedie e lavagne per una scuola del villaggio di Malojin.
Questo intervento non si è potuto realizzare per la difficoltà di reperimento di un mezzo di trasporto e di conseguenza l'acquisto si è limitato a quaderni e materiale di cancelleria. Successivamente si è provveduto al carico dei medicinali, destinato a vari ospedali della zona, e del parco giochi donato dalla ditta Sarba di Carpi per una scuola bielorussa. Questa fornitura, proveniente dall'Italia, era già stata sdoganata precedentemente il nostro arrivo.
Partenza per Luninets (regione di Brest).
Come da programma il dott. Massimo Tosti Balducci ritorna in Italia, per impegni professionali, evidentemente deluso dagli scarsi risultati fino ad ora raggiunti nel progetto "Ambulatorio Mobile".
In merito a tale progetto occorre segnalare che tramite la signora Tamara sono stati avviati contatti ad alto livello istituzionale in Bielorussia con l'obiettivo di superare le difficoltà emerse dai colloqui.
Attualmente sembra che tale processo possa portare a risultati positivi e concreti rispettando le reciproche posizioni e salvaguardando le necessarie garanzie gestionali ed operative.
In serata arrivo a Luninets, cena di lavoro alla presenza del Vicesindaco, del responsabile dell'Istruzione e del direttore dell'ospedale di questa cittadina.
Il responsabile dell'Istruzione nel corso della serata non ha quasi mai parlato, il Vicesindaco locale presenta molte analogie con quello di Recitza, Sergei, già conosciuto alcuni anni fa. Infatti, oltre al nome in comune, hanno anche un aspetto caratteriale indefinibile unito ad una scarsa rilevanza politica.
Il giovane direttore dell'ospedale invece dimostra molto interesse al progetto "Ambulatorio Mobile", è attento, intelligente e sembra essere disponibile al confronto.
La giornata si chiude con un clima più ottimista e rilassato, rispetto a come era iniziata, con la convinzione e la speranza di aver individuato un giusto referente.
Luninets
22.000 abitanti (82.000 in totale gli abitanti della provincia)
Livello di contaminazione 5/10/15 Curie/Km2 (40 Curie nelle zone evacuate) L'Organizzazione Mondiale della Sanità (O.M.S) indica come valore di 1Curie/Km2 il livello massimo di radioattività oltre il quale la permanenza dell'uomo non è consigliata.

Luninets si presenta come una cittadina pulita ed ordinata , le principali risorse economiche sono rappresentate dalle attività di estrazione del granito, dall'agricoltura e dalla presenza sul territorio di una grande fabbrica di motori elettrici.
Sotto ad un terreno argilloso, presente in tutta la provincia, vi sono numerose cave di estrazione del granito e di altro materiale per costruzioni. Questo settore impiega circa 2500 persone. La fabbrica di motori elettrici, che in piena produzione dava lavoro a 2200 abitanti, è invece in forte crisi, il prodotto infatti non è competitivo e di conseguenza l'occupazione è in calo.
La provincia di Luninets produce le fragole migliori di tutta la regione.
Radioattività al gusto di fragola?
A passeggio, nelle vie della cittadina, noto gruppi di ragazzi e di adolescenti con i capelli rasati quasi a zero. Spero che questo sia dettato dalla moda simil-skin e non da misure igieniche precauzionali.
Nel corso del 1999, 30 bambini di Luninets hanno soggiornato in Italia a scopo terapeutico, nel 2000 solamente 16 ragazzi hanno avuto questa opportunità.
Mercoledì 4 aprile 2001
Incontro con il Sindaco e gli amministratori di Luninets.
A ridosso dei lati dell'ufficio due file di sedie, noi da una parte, loro dall'altra.
In mezzo un grande tavolo attorno al quale ci si sarebbe potuti sedere tutti per impostare un lavoro comune. Un grande ritratto di Lukashenko che sovrasta tutto. Il Sindaco sembra Breznev da giovane. Il direttore dell'ospedale è profondamente cambiato rispetto alla persona conosciuta la sera precedente, sembra nervoso ed ha lo sguardo sfuggente.
A parte il Sindaco, naturalmente, nessun altro Bielorusso parla.
Discorsi di circostanza, promesse vaghe, impegni concreti pochi, scambio di regali, formalità.
Visitiamo una scuola del luogo, balletti in costume e un coro di bambini che intona una canzone dedicata alla tragedia di Cernobyl. Tamara si commuove, anche noi abbiamo gli occhi lucidi senza comprenderne il testo.
Visita alla struttura ospedaliera di Luninets. La situazione, i bisogni e le necessità sono gli stessi di tanti ospedali in Bielorussia. Vengono consegnati medicinali destinati a questo presidio, partenza per il sopralluogo in una zona morta del villaggio di Cyrvonaja Volia che dista poche decine di chilometri da Luninets.
Cyrvonaja Volia in italiano significa "Buona Volontà".
In quest'area si registrano oltre 40 Curie/Km2.
In questa zona vivono attualmente tre famiglie. Non so se questa può chiamarsi vita, forse è più giusto chiamarla sopravvivenza.
Lo scenario è lo stesso delle altre zone evacuate visitate nel corso dei viaggi precedenti. Disperata desolazione.
Una ruspa sta demolendo una izba, queste misere casette di legno abbandonate dagli abitanti anni fa. Hanno precipitosamente lasciato le proprie abitazioni convinti di potervi fare ritorno dopo poche settimane. Nessuno è più ritornato su questa terra di morte.
Alexandra, l'interprete di Claudio, scoppia in lacrime: Io e Claudio la lasciamo rispettosamente sola e vaghiamo in silenzio fra questa disperazione. E' primavera, fa caldo ma sembra che la natura non voglia risvegliarsi dal lungo inverno.
Sui rami di una betulla un nido di cicogna, vuoto.
Dal tronco di una betulla noto un singolare procedimento di estrazione. Un'incisione, un foro, una cannula di metallo a raccogliere linfa dal cuore della pianta convogliandola in una brocca di vetro. Questo liquido è succo di betulla, una bevanda insapore, incolore, sicuramente contaminata. Di fronte ad una delle poche case abitate, assistiamo ad un insolito movimento. E' un funerale di un uomo di 33 anni nato qui, morto a San Pietroburgo. Ultima volontà essere sepolto da dove era venuto. La morte ritorna con la morte. Testuali parole della madre in lutto: "Piango la morte di mio figlio davanti ad una bara arrivata sigillata, non so che cosa contenga!"
Troppe telecamere e macchine fotografiche per una veglia funebre, avverto un senso di disagio, dovremmo avere più rispetto. Tutti noi lasciamo alcuni dollari alla vedova che, oltre al figlio, piange anche la morte del marito e del fratello avvenuta alcuni anni fa. Il malessere interiore aumenta, troppe persone che parlano, un rispettoso e dignitoso silenzio sarebbe la cosa più giusta. Ha avuto ragione Claudio nel tenersi lontano da tutto questo, è chiaro che lui ha antenne e recettori che captano e decodificano quello che troppo spesso ai più sfugge: le emozioni del silenzio.
Usciamo dalla zona morta, in una scuola di un villaggio vicino viene consegnato il parco giochi. Un gruppo di bambini in costume ci dedica il tradizionale benvenuto offrendoci pane e sale. Partenza con destinazione Gomel, salutiamo la delegazione nazionale di Legambiente che, invece, si dirige a Braghin. Arrivo a Gomel alle ore 20.30. Alloggiamo in un ostello per studenti universitari. Posto giusto ed economico, ceniamo tutti insieme al vicino Hotel Tourist, dove è ospitato Claudio.
Giovedì 5 aprile 2001
Ospedale di Gomel.
Consegnato medicinali al reparto di chirurgia pediatrica.
Questa struttura ospedaliera rappresenta il punto di riferimento più importante di tutta la regione di Gomel, in assoluto l'area più contaminata di tutta la Bielorussia. Questo centro medico è molto grande ed organizzato considerando gli standard della sanità nazionale. Il sistema sanitario bielorusso spesso non soddisfa nemmeno il 50% delle necessità.
Referente locale è la Dr.ssa Lioudmilla, medico chirurgo pediatrico, una donna eccezionale sia dal punto di vista umano che professionale. La conosciamo già da vari anni, avendo partecipato come accompagnatrice al progetto di Ospitalità, e per noi ha sempre rappresentato un sicuro punto di riferimento. Personalità con grande dignità, con spiccata sensibilità e disponibilità. Una garanzia.
Incontro con lo staff medico del suo reparto. Incontro interessante e costruttivo. Considerando le problematiche che ci vengono segnalate, inerenti la carenza di programmi di aggiornamento specifici del settore, si prospetta un progetto, sostenuto dal nostro comitato, di invio di materiale scientifico rappresentato da testi, CD rom e videocassette. Entro pochi mesi presso questo reparto sarà comunque consegnata una fornitura di attrezzatura chirurgica.
Visita nella zona morta di Vetka.
Villaggio abbandonato a poche decine di chilometri da Gomel, un altro mondo. Otto abitanti in tutto. Miseria e desolazione come in ogni zona evacuata..
Sembra che una sottile vena di follia attraversi tutto e tutti, uomini ed animali!
Malsana consapevolezza, un rassegnato fatalismo è ciò che riesco a cogliere nelle parole e negli sguardi di questi poveretti. I visi sono indecifrabili, abbruttiti dalle privazioni e dalla troppa vodka.
Difficilmente noi riusciamo a cogliere fino in fondo la loro caparbia e testarda volontà di restare aggrappati al proprio mondo, alla propria terra, alla propria casa pur consapevoli dei rischi per la loro salute. Senza alternative.
C'è una tragica ironia nelle parole di un uomo che, con un ghigno sulle labbra, ci racconta della morte di un suo ex vicino di casa evacuato a Gomel nel '92. Lui, nonostante tutto, è ancora lì. Forse il confine fra verità e realtà perduta è in fondo ad un bicchiere di vodka. Due cani che si spulciano a vicenda, una mucca con croste infette, disperazione ovunque. Rivedo nuovamente il singolare procedimento di estrazione del succo di betulla. Ci viene incontro un uomo dall'età indefinibile, sembra avere al massimo 50-60 anni. Il viso segnato dagli stenti e dall'alcool. Ci invita a visitare la sua casa, un tugurio cadente. Ha sprangato le finestre perché dice di avere paura dei ladri! L'interno è un ammasso di miserie, una brandina sformata il suo giaciglio, tegami e piatti sparsi un po' ovunque a terra, sul davanzale una pentola contenente riso e carne rappresa dal freddo e dal tempo. Forse il suo pasto della sera. In un angolo un mucchio di pietre annerite, il camino crollato, nell'angolo opposto una catasta di bottiglie di vodka. Vuote!
Chiediamo a questo poveretto come fa a procurarsi di che vivere, ci risponde che confeziona cestini in vimini per i turisti!! Forse faceva questo in un'altra vita, sono sicuramente molti anni che non si vedono turisti in queste zone. Gli lascio 10$ consapevole del fatto che domani si trasformeranno in vodka.
Facciamo ritorno a Gomel. Cena in pizzeria "Venezia" gestita da italiani, serata incentrata sulle testimonianze di Igor, responsabile per il Dipartimento Risanamento per la regione di Gomel. Claudio lo incalza di domande, Igor è sempre disponibile, dimostra intelligenza, apertura culturale e spirito libero.
Veniamo informati da Igor delle enormi difficoltà che quotidianamente deve affrontare per svolgere il suo lavoro. Pochi uomini, pochi mezzi e meno soldi.
In queste condizioni diventa certamente difficile portare un aiuto minimo alle persone che ancora vivono nelle zone morte, diventa problematico impedire ai cacciatori di frodo l'accesso nelle terre contaminate per evitare il propagarsi della radioattività attraverso le ruote delle jeep.
Un ulteriore problema è rappresentato da coloro che raccolgono funghi o frutti di bosco, operazione vietata in quanto altamente radioattivi, e dai numerosi incendi dolosamente appiccati alle sterpaglie. Il fumo, infatti, libera nuovamente radionuclidi nell'aria, un circolo vizioso senza fine.
Ogni 6 mesi le tute e le divise dei suoi collaboratori, per legge, dovrebbero essere smaltite e sostituite con delle nuove. Sono due anni che non riceve vestiario dallo stato nonostante che esista un Ministero per la gestione dell'emergenza Cernobyl.
Alcuni dati statistici riferiti alle zone di sua competenza: nella regione di Gomel attualmente ci sono 82 depositi di scorie e di materiale radioattivo rigorosamente vietati. Claudio, il giorno dopo, avrà la possibilità di accedere ad uno di questi, accompagnato da un militare ed un autista, grazie ad un permesso scritto di Igor. Questa eccezione è dovuta al fatto che Claudio scriverà un libro inerente a questa esperienza.
In totale nella regione di Gomel sono state evacuate 185.000 persone, migliaia abitano ancora in aree ad alta contaminazione. Sono 800.000 i bambini che vivono in regioni ad elevato tasso radioattivo suddivise fra Bielorussia, Russia ed Ucraina.
Igor evidenzia che il problema della mappatura e relativa classificazione dei territori contaminati innesca tensioni e controversie sociali.
Salutiamo Igor che questa notte alle 3.00 dovrà iniziare un altro turno di lavoro.
Venerdì 6 aprile 2001
(Compleanno di Roberto Rebecchi)
Partenza da Gomel. Destinazione Braghin.
Braghin è una cittadina di circa 20.000 abitanti a poche decine di chilometri da Cernobyl.
Si trova in un'area con livelli di contaminazione medio-alti da 15 a 40 Curie/Km2 e avrebbe dovuto essere evacuata.
Rispetto ai viaggi precedenti noto che il display, posto al centro della piazza e che segnalava il tasso di radioattività, è spento. Probabilmente per non creare ulteriori allarmismi nella popolazione.
Braghin conserva intatte tutte le simbologie dell'era sovietica, qui la storia sembra essersi fermata agli anni '60.
Un'immagine di questa città è rappresentata dalla miriade di corvi appollaiati sui rami di betulle, l'inquietante e continuo gracchiare ne è la triste colonna sonora.
Braghin è l'albergo (con topi) da 1$ al giorno, è il cane con la zampa anteriore squarciata e devastata dalla cancrena che guaisce dolore. Sono anni ormai che è in queste pietose condizioni. Nessuno che abbia il coraggio o la pietà di porre fine a questa sofferenza. Braghin è il monumento ai liquidatori morti nel corso delle operazioni di primo intervento dopo l'incidente di Cernobyl.
I liquidatori sono pompieri e volontari che hanno prestato i primi soccorsi con attrezzatura precaria ed inadeguata in condizioni di estremo pericolo. Nell'area di estensione della centrale, il livello di radiazione raggiungeva picchi di decine di migliaia di Curie. Uno studio del Cernobyl Commitee of the Republic of Belarus denuncia che dal 1986 fra questi operatori si sarebbero verificati circa 10.000 morti.
Una ricerca, condotta da scienziati ucraini ed israeliani, ha rilevato 400.000 persone colpite da varie patologie, un terzo di questi, in prevalenza giovani, hanno riportato gravi malattie all'apparato riproduttivo.
La seconda parte della giornata viene dedicata alla visita di Malojin, villaggio situato in prossimità del confine con l'Ucraina, destinazione la scuola di Sergei.
Grande uomo Sergei, è una persona speciale, ben voluto e rispettato da tutti. E' il Direttore scolastico di questo centro, potrebbe essere in pensione ma continua a fare il suo lavoro con passione e volontà, per non vanificare o compromettere i risultati raggiunti in questi anni a prezzo di grandi sacrifici.
Sergei è stato un liquidatore di Cernobyl, infatti ha la pelle del viso rovinata e segnata, di un colore rosso innaturale, conseguenza delle operazioni in centrale. Noi lo conosciamo già da vari anni, ogni volta che ritorniamo in Bielorussia una visita alla sua scuola è d'obbligo.
Il nostro arrivo, con un anticipo di due giorni sul programma previsto, crea qualche difficoltà prontamente risolta. I maestri e gli alunni organizzano uno spettacolo improvvisato in costume tradizionale bielorusso.
Nel precedente viaggio umanitario, presso questa scuola, è stato consegnato un parco giochi che da subito è diventato l'attrattiva di tutto il villaggio. E' ancora perfettamente funzionante ed in ottime condizioni.
Sergei ci racconta, con orgoglio, che i bambini della scuola volevano dipingere le strutture metalliche ,con una vernice protettiva, per preservarle dai rigori dell'inverno.
Ritrovo Alioshia, un bambino di circa 9 anni di età costretto su di una carrozzina, che già avevo conosciuto due anni fa. Presenta un'anomalia congenita agli arti inferiori che gli impedisce la deambulazione.
Questo problema non lo ferma dal salire sulla scaletta dello scivolo appoggiandosi sulle ginocchia. Vuole giocare insieme agli altri suoi amici.
Incontriamo la mamma di Alioshia che ci consegna la documentazione medica del bambino, probabilmente la prossima estate sarà operato in un ospedale ortopedico in Italia. Alioshia è molto timido, parla pochissimo ma con lo sguardo mi fa intendere che è molto interessato alla mia macchina fotografica. Gli faccio fare alcune foto e, dopo averla spenta, gli metto la macchina fotografica al collo. Inquadra i suoi amici, gioca con lo zoom e la mostra con orgoglio a tutti. Ci vuole poco per rendere felice un bambino.
Passano alcune ore, quando arriva il momento di partire vado da Alioshia per riprendere la macchina fotografica e vedo con stupore che l'ha accesa ed ha scattato quasi un rullino di foto. Sono curioso di vederne i risultati.
Agli insegnanti distribuiamo del materiale didattico mentre a Sergei diamo una somma di denaro perchè possa provvedere all'acquisto dell'attrezzatura scolastica necessaria (banchi/sedie/lavagne). Questo materiale è quello che avremmo dovuto portare da Minsk se fossimo stati in condizioni di reperire un adeguato mezzo di trasporto.
Solo un cenno ai bagni di questa struttura per far meglio comprendere lo stato di necessità ed il degrado diffuso di queste zone. Sono impropriamente chiamati bagni, in realtà sono latrine a cielo aperto prive di acqua corrente, file di assi provviste di apposite aperture disposte su di una fossa, sotto un cumulo di escrementi, intorno quattro mura.
Qui veramente una fogna sarebbe una necessità, il water un bisogno, il bidet un lusso.
Si possono facilmente immaginare le problematiche igienico-sanitarie che insorgono in modo particolare nei mesi estivi, considerando che questi "servizi" vengono quotidianamente utilizzati da centinaia di persone fra adulti e bambini.
In serata Sergei, e tutto il personale della scuola di Malojin, organizzano una cena in nostro onore sulla riva del fiume Dnieper. Da questa parte Bielorussia, dall'altra Ucraina. Il paesaggio che si presenta ai nostri occhi è di una bellezza quasi surreale, l'acqua del grande fiume calmissima, la natura rigogliosa, la luna piena alta nel cielo irradia una luce particolarmente brillante. Questa stridente bellezza è palesemente in contrasto con la drammatica realtà, rappresentata dalla centrale di Cernobyl, che si trova a pochi chilometri di distanza oltre una distesa infinita di betulle.
Le cuoche che cucinano su di un grande fuoco un piatto tipico a base di brodo con pesce e verdure, donne bielorusse che intonano canzoni di una struggente malinconia, due pescatori che barattano due pesci ancora guizzanti con una bottiglia di vodka.
Veniamo coinvolti in giochi collettivi, partecipiamo senza mostrare troppo entusiasmo, si crea un'atmosfera particolare, una forzata allegria quasi ad esorcizzare il dolore e l'angoscia di queste genti, per dimenticare la ragione di tutto.
La centrale è invisibile ai nostri occhi ma purtroppo presente, invisibile come la radioattività che da quindici anni ammorba tutto come una grande mano malefica che ha fermato e cambiato il corso di tante vite da quel 26 APRILE 1986.
Il fiume scorre, la vodka anche di più, un magnetico fuoco aiuta a riflettere.
Sabato 7 aprile 2001
Partenza da Bragin, destinazione Azarievici.
Azarievici è un villaggio di 650 abitanti in una zona mediamente contaminata a poche decine di chilometri da Bragin.
Motivo della visita è l'incontro con gli insegnanti locali, in considerazione del fatto che da alcuni anni è attivo un progetto di interscambio culturale con questa scuola.
E' sicuramente un incontro positivo, in questa struttura si coglie una giusta atmosfera di interesse con buone prospettive di collaborazione.
Veniamo accolti dal giovane sindaco che in passato è stato insegnante in questo istituto, è molto bello vederlo sempre seduto fra i suoi ex colleghi, praticamente si sente ancora nel ruolo di maestro e non in veste ufficiale.
La direttrice segnala che moltissimi alunni presentano gravi problemi di salute, le patologie più comuni sono tumori a carico dei polmoni, della tiroide e cardiopatie.
"Ad Azarievici non c'è futuro!"
Troppe volte ho sentito questa frase, cambiando solamente il nome della località il senso finale rimane invariato.
Nel piazzale antistante la scuola, ci sono strutture sportive fra cui un campo da calcio. Purtroppo i necessari palloni con cui giocare sono praticamente introvabili. Un piccolo grande problema al quale cercheremo di dare una soluzione entro breve tempo. Un problema comune a tante strutture è rappresentato dalle precarie condizioni dei "servizi igienici". Anche qui abbiamo riscontrato la stessa situazione vissuta alla scuola di Malojin.
Alle ore 14.00 vengo informato telefonicamente del guasto meccanico (rottura del semiasse) riportato dall'automobile di Claudio a Gomel. Avendo dovuto utilizzare la medesima vettura per recarmi a Recitza, dove avevo programmato una serie di incontri, mi organizzo di conseguenza facendo arrivare un'auto in sostituzione da questa città.
Alle ore 16.00 tutti i miei compagni di viaggio lasciano Azarievici per raggiungere Gomel. Io rimango, unico italiano, in fiduciosa attesa solo con le mie valigie in questa scuola di un piccolo villaggio semisconosciuto.
La direttrice e tutte le insegnanti sono molto gentili, il dialogo però si esaurisce in breve tempo non potendo più contare sul prezioso aiuto delle interpreti. Notando il mio disagio, le insegnanti preparano deliziosi piatti con l'intento di occupare la lunga attesa.
La direttrice ha una felice intuizione, fa chiamare una ragazzina, che parla sufficientemente la nostra lingua essendo stata ospite in Italia alcuni anni fa, il dialogo ovviamente si anima. Alle ore 19.30, finalmente, arriva l'automobile tanto attesa, non senza qualche apprensione. Motivo del notevole ritardo il fatto che l'autista aveva avuto grosse difficoltà a trovare il villaggio non conoscendo la zona.
Partenza per Recitza con un forte ritardo sul programma. Qualche problema con la benzina, nel tragitto Azarievici-Recitza abbiamo trovato solamente un distributore.
Purtroppo era chiuso!
Arrivo a Recitza alle ore 21.00, il primo incontro previsto era fissato per le ore 17.00! Recitza, 70.000 abitanti, si trova a 100 Km da Cernobyl.
L'economia del paese si basa sulle attività legate all'estrazione del petrolio (statale). I giacimenti, purtroppo, saranno in esaurimento entro il prossimo decennio.
Altre principali attività sono rappresentate dall'industria di lavorazione del legno, dalla produzione di birra e dall'agricoltura.
Con la nuova mappatura delle aree contaminate, la provincia di Recitza è stata declassata in zona di attenzione a rischio medio-basso.
Il sindaco, Nicolai Zarezaco, rappresenta la classica espressione di un uomo di regime.
Da vari anni, nell'ambito del Progetto Cernobyl, abbiamo instaurato in questa città rapporti costruttivi a vari livelli con numerosi referenti presso ospedali, istituti e scuole. Entrando in Recitza, l'attenzione viene attratta dal monumento simbolo di questa cittadina, un singolare incrocio fra stile mistico, futurista e post-atomico.
Un altro vivo ricordo è legato al bunker antiatomico dove, nel 1997, era stato temporaneamente immagazzinata una fornitura di medicinali destinata al locale ospedale. Questo carico umanitario è stato oggetto di una lunga e snervante procedura doganale risolta dopo una settimana di trattative e mediazioni ad alto livello istituzionale.
Entrando in città la prima impressione che avverto è quasi di sollievo ritrovando un tenore di vita indubbiamente migliore rispetto alle realtà riscontrate nei giorni precedenti.
I miei ricordi più forti sono legati alle decine di bambini, e delle loro famiglie, conosciuti in questi anni nell'ambito del Progetto dì ospitalità.
I rapporti umani ed interpersonali instauratisi nel tempo sono certamente molto profondi e coinvolgenti da entrambe le parti.
Dal 1996 al 2000 sono stati 49 i bambini di Recitza che hanno avuto l'opportunità di beneficiare del soggiorno terapeutico a Cavezzo.
Da quest'anno la nostra attenzione sarà rivolta nei confronti di realtà in cui sussistono condizionì di necessità più critiche dal punto di vista sanitario e sociale.
Questa variazione, di area di intervento sul territorio, ci sembra essere la più opportuna in quanto garantisce una possibilità di risanamento a favore di altri bambini che vivono in zone a più alta emergenza.
La mia visita in questa città era dettata dalla necessità di incontrare le famiglie di Yulia, Sergei e Natalia. Questi bambini sono stati ospitati presso famiglie di Cavezzo negli anni scorsi ed attualmente sono in terapia presso il Centro del Proff. Demidchik. Il mio incontro era motivato dall'esigenza di organizzare un percorso sanitario di supporto a loro favore.
E' sempre una grande emozione rivedere questi bambini e incontrare le loro famiglie.
Alle ore 21.00 incontriamo Andrei, figlio di Galina, il quale supporterà Lioudmilla nella funzione di interprete.
Alle ore 21.15 ci rechiamo in visita alla famiglia di Yulia Rossa. Rimango sorpreso nel riconoscere nel papà la persona che ha svolto il ruolo di autista per Claudio.
Singolare coincidenza!
Durante la cena la discussione è costruttiva e tranquilla fino a che il papà di Yulia, riferendosi al sopralluogo nel deposito di scorie radioattive, esprime tutto il suo disappunto. Con rabbia repressa urla quello che non potrebbe oppure non dovrebbe dire.
La vodka lo aiuta. Amarezza e frustrazione nelle sue parole.
L'interprete traduce quello che ritiene opportuno. Imbarazzo generale.
Lo comprendo, conscio dell'ulteriore rischio dovuto all'esposizione radioattiva a cui è stato costretto suo malgrado.
Nonostante questo suo sfogo liberatorio, ci salutiamo con amicizia e rispetto.
La serata prosegue con la visita alle famiglie di Sergei Alexeichik e di Natalia Kravchenko. Sí definiscono i dettagli del percorso sanitario per questi bambini. Partenza da Recitza alle ore 1.30. Arrivo a Gomel nel cuore della notte, alle ore 3.30.
Domenica 8 aprile 2001
Partenza da Gomel. Destinazione Minsk.
Viaggio lungo ed interminabile anche perché la velocità era limitata in quanto il furgone, che avevamo utilizzato per tutto il viaggio, aveva riportato la rottura di un assale posteriore. Arrivo a Minsk alle ore 17.00 circa.
In serata, presso la struttura dove ha sede la fondazione di Tamara, cena organizzata dai suoi stessi collaboratori.
Sono gli ultimi brindisi.
Lunedì 9 aprile 2001
Ore 8.00, partenza dall'Hotel Oktiabrskaia. Destinazione aereoporto.
In attesa della partenza, Roberto che telefona, Raffaella che programma una serie di riunioni ed è già mentalmente in municipio a Formigine, Carla che, quando non parla, fuma, molti riflettono in silenzio.
Saluti, abbracci e formalità di imbarco.

"Do svidània Bielorussia"

In aereo pochi passeggeri, quasi tutti sentiamo il bisogno di isolarci e di stare un po' soli con i nostri pensieri e ricordi.
Carla che parla per tutto il viaggio, Roberto che annuisce, Claudio che mi fa un bellissimo regalo. E' da poco passato mezzogiorno di questo caldo lunedì pre-pasquale, sorvoliamo la campagna romana, l'erba è verde ed alta nei campi.
Ore 10.30 decollo, sorvoliamo una distesa infinita di betulle, poche auto e meno felicità.
Considerazioni finali
E' sempre difficile trarre delle conclusioni in modo definito ed imparziale.
L'impressione che ho riportato da questo viaggio è di un paese ripiegato su se stesso, a capo chino, che in alcuni casi guarda indietro con nostalgia e che, comunque, esprime segnali di apertura e di attenzione verso altre culture con una forte volontà di riscatto data dalla dignità e dall'orgoglio che contraddistinguono questo popolo.
Una speranza per il futuro è rappresentata dalle giovani generazioni che rivestiranno un ruolo importante e decisivo nel processo di crescita ed evoluzione di questa società anche se un fenomeno che pone forti limiti a tutto questo è rappresentato dall'emigrazione delle migliori fonti di intelligenza. Una scelta, questa, controversa ed emotivamente combattuta ma dettata dalla forza della disperazione e dalla ricerca di nuove prospettive.
Minsk non è la Bielorussia, infatti è naturale che la capitale abbia stili e ritmi di vita che non possono essere confrontati con realtà di minore importanza.
Già Gomel e Recitza si collocano in un'altra fascia socio-economica.
Una realtà a parte è rappresentata dalle aree rurali, dai paesi e dai villaggi delle zone più contaminate e più povere del paese dove sono maggiori le necessità e i bisogni.
L'Italia in questo contesto riveste un ruolo di primaria importanza nella realizzazione di progetti di ospitalità terapeutica (30.000 bambini accolti nel 2000) e nello sviluppo di interventi umanitari.
I progetti sviluppati ed attuati in questi anni sono sempre stati sostenuti da principi di equità e di solidarietà agendo nel rispetto delle diversità, in caso contrario il rischio sarebbe quello di scivolare pericolosamente verso una sorta di neocolonialismo culturale e di contribuire alla destabilizzazione del già fragile equilibrio su cui si regge la famiglia bielorussa.
Il fenomeno dilagante dell'alcolismo, unito ad una forte perdita dei valori, hanno portato la figura della famiglia in una crisi sempre maggiore a livello sociale.
All'interno di tale istituzione il ruolo femminile è un baluardo importante ed essenziale, un significativo punto di riferimento senza il quale sarebbe grande il rischio di uno sfaldamento della coesione del nucleo famigliare.
Nella società bielorussa la donna riveste un ruolo fondamentale, quasi sempre occupa posti di responsabilità alla guida di scuole, asili, orfanotrofi dove con la necessaria autorevolezza e forza ma anche con la sensibilità, propria dell'essere donna, si scontra, si impegna e si confronta con le difficoltà quotidiane che risultano di difficile comprensione per chi non le vive direttamente in prima persona.
I problemi e le difficoltà di questo popolo devono rappresentare un ulteriore stimolo propositivo nella convinzione che quanto si sta facendo è giusto e doveroso.
Con semplicità ed umiltà dovremmo cercare di donare senza aspettative, cercare di comprendere senza giudicare, consapevoli che il passato va tenuto presente per costruire un futuro.
Dedicato ai bambini di Cernobyl
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