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Terra Promessa

storie e racconti > Ugo Belloni
Il Secchia e la Terra Promessa

Si parlava delle migrazioni degli ebrei in cerca della terra promessa, questa visione astratta di un luogo desiderato dagli avi degli avi degli avi….
Un giorno alla settimana i saldini del fiume secchia diventavano la terra promessa di una miriade di pugnettari come me che a 14 anni avevavo il motorino da cross al posto del cervello.
La manopola del gas e il pisello avevano la stessa forma a causa delle ora passate a stringerli entrambi.
I saldini al sabato , erano come Viale Ceccarini alla domenica.
Verso l'una si cominciava a sentire il rombo delle motone che venivano da Carpi, Tondelli alimentava la mania del tassellato che negli anni settanta ha seccato le tasche di centinaia di adolescenti felici e contenti anzi contanti. I KTM la facevano da padrone, il mito, la leggenda, l'inarrivabile KTM; chi aveva il KTM a Cavezzo si contava sulle  dita della mano; Michelini, Veronesi, Molinari, Fiorini e Davide,  gli altri erano un gradino piu' sotto, naturalmente nella classifica dei perennemente persi nel mondo delle moto da cross; non che chi avesse la moto da cross obbligatoriamente dovesse praticarlo, anzi, il piu' delle volte la motina serviva per imbarcare davanti alla baracchina o al bar cinzia o davanti alle superiori a Mirandola, quel carter in magnesio con scritto KTM in azzurro ti dava una bella mano con le sbarbate dell'epoca.
Torniamo ai saldini del secchia, localita' San Martino, circuito di motocross nostrano permanente salvo esondazione; ciclicamente al sabato succedevan 3 cose in rapida successione: riunione composta dei partecipanti, (miriade di scalmanati in arrivo da tutte le direzioni) breefing prima della gara (orge di inpennate sull'argine con scazzottata al contadino infuriato proprietario dell'erba spagna tritata come prezzemolo) partenza della gara con allineamento composto e preciso di ogni concorrente (groviglio di moto alla prima curva con partecipanti contromano a manetta in derapata). Di solito c'era quello che lasciava i denti e l'apparecchio attaccati al parafango di quello davanti, poi c'era quello che si dimenticava la tibia nello scarpone RG  e se ne accorgeva il suo amico dopo averglielo sfilato, oppure quello che facendo un garino a due a scalare l'argine, lo andavi a recuperare sull'impianto antigrandine della Passagrassana del podere dei Bellei, dall'altra parte, impiccato come un salame felino stagionato.
C'erano diverse categorie di partecipanti; i cinquantini con il marmittino malefico, di solito erano gli Aspes, Ancillotti e Fantic, facevano un casino infernale, erano quelli  che facevano infuriare Golinelli, il falegname di San Martino, non riusciva a concentrarsi per lavorare sulla sega circolare, avendo la falegnameria vicino alla strada; poi c'erano i 125, c'erano quelli da regolarita' con cui potevi girare per strada e nello stesso tempo ribaltarti in mezza campagna, avendo la targa ti era permesso di tirartela in testa anche sul Canaletto che eri in regola;
poi c'erano i 250 e 400 e quelli di solito, anche dopo diversi anni, avevano la gomma davanti nuova non avendo mai toccato per terra in vita sua. Nel 1979 mi ero tolto la voglia di comprarmi un Villa 400 cc tanto per stare sul leggero, 45 cavalli alla ruota e spesso un somaro alla guida. Dico somaro perché col senno del poi mi rendo conto della rottura di coglioni che sono stato per un paio di annetti per tutto il vicinato; il problema era che non bastava avere 45 cavalli, nooo era troppo poco, bisognava anche toglierci il silenziatore per avere quel cavallo in piu' che ti tramutava da ragazzo vivace a deficiente del quartiere con la fascia da capitano. Quando lo mettevo in moto al sansi e lo facevo scaldare per cinque minuti, mi telefonava immancabilmente un mio amico di Staggia, Paolo Verri che abitava in confine con San Pietro chiedendomi gentilmente se potevo spegnerlo perché non riusciva a studiare. Una volta salito in sella e ingranata la prima era come iniziare il Rodeo di Denver in sella a Black Jack, noto toro assassino di Cow Boys. Non decidevi tu dove andare, decideva lei dove andare e soprattutto come andarci. All'inizio mi sentivo come una bandiera attaccata al direttissimo Roma-Palermo poi, con l'esperienza, ho iniziato a domare quei cavalli e a divertirmi, naturalmente infrangendo tutte le leggi del codice della strada possibili e immaginabili, ma non c'era niente da fare, la ruota davanti non voleva stare a terra.
A Ponte Motta un venerdi mattina percorro la statale in salita verso Carpi con una mano al volante, la moto perpendicolarmente in piedi con la ruota davanti a picco sulla mia testa e il braccio sinistro piegato a disincagliare il cavalletto laterale incastrato sotto al forcellone, passo davanti al bar e nel frattempo ho l'inpressione di aver visto una sagoma scura, sformata , sporgersi dal bordo della carreggiata, l'ho intravista dalla fessura che c'era tra il filtro dell'aria e il carburatore che stavo osservando avendo il braccio sinistro proteso verso il cavalletto e il braccio destro attaccato al manubrio in bilico con il filo del gas a fare da moderatore alla lunghissima inpennata in fase di stallo; faccio 300 metri e mi fermo, torno indietro a vedere cos'era quella cosa che mi sembrava fosse interessata a me: faccio la mezza curva e………svengo, ad aspettarmi felicissimo con tanto di fanfara bottiglia di spumante e coriandoli  c'era Alfonso e la pattuglia dei carabinieri di Carpi al completo in alta uniforme. Cerco la parola d'ordine per toglierli dall'attenti ma non la trovo, mi si avvicina il brigadiere inbufalito e mi chiede se ritengo che ci fosse qualcosa di anomalo nella mia guida e se poteva iniziare ad elencare i miei diritti prima di caricarmi sul primo treno per Auschwitz; mi arrendo….e spiffero tutto facendo i nomi dei complici pur di tornare a casa con la moto, gli racconto anche che mentre impennavo un tizio mi ha sfilato il silenziatore senza che me ne accorgessi, incredibile i farabutti che incontri lungo la strada oggigiorno; decido, senza pressioni esterne, di lasciarla in garage per una settimana…..avendo promesso al brigadiere che sarei emigrato a Panama non prima di aver appiccato il fuoco al Villa 400.
Mi giuro e stragiuro che non avrei piu' messo il culo sul Villa  per nessun motivo al mondo, e infatti vendo il Villa e prendo un KTM 250…le promesse vanno mantenute anche se avendo il "K" solo 42 cavalli la cosa mi irritava……..un po'.
Gli eroi del sabato in pista erano i vari "Maaran" "don Vito" "Sgherla" tutti ragazzi patiti di cross e veramente abili nel praticarlo. Tutto questo ha avuto un ciclo vitale diciamo dal 1972 al 1981, poi di punto in bianco i raid Africani hanno sostituito la mania del motocross con quella delle moto da grandi trasferimenti, e di fatti una mattina a Cavezzo di fronte alla  Barchessa mi fermo a parlare con un mio amico che aveva appena acquistato una Yamaha Tenerè favolosa, alchè io incuriosito comincio a fargli domande:
spiegami Paolo, a cosa serve quel serbatoio gigante?
e lui mi risponde: serve per le grandi attraversate dei deserti in cui non ci sono punti di distribuzione carburante
poi chiedo: a cosa servono quelle protezioni al volante e al fanale?
e lui: servono per evitare che i sassi che sparano le moto davanti a te nelle piste africane ti possano ferire
e dimmi, dico io, a cosa servono quei fitri mastodontici dietro al  carburatore?
sono filtri che servono ad evitare che la sabbia fine del Tenerè possa entrare nella camera di scoppio!
Aspetto un attimo per l'ultima domanda…..ascolta Paolo , scusa, ma che cazzo ci fai in piazza a Cavezzo con sta moto???
E lui...non lo so...ma metti che mi metta insieme a una tipa di Marrakesh ???
Annuisco giustificandolo.

In ogni caso le moto da enduro africane presero il posto delle nostre amate motine da cross 2 tempi, facendo concludere un fantastico periodo storico dei saldini del Secchia.
Schegge del Danger

La mail di Claudio (Pillole 11/07/2008 ) mi ha fatto emozionare e mi fa approfondire ancora di piu' il concetto motoristico estremo del periodo della pasticceria Ivan; in effetti io ero veramente piccolo, diciamo che fosse il 1971/72 quindi avevo 10/12 anni, pero' Franco mi parlava dei suoi mitici amici della "Pasticceria" e di questo flipper che quando arrivavi ad un certo punteggio ti faceva la fotografia istantanea e lui me ne aveva regalata una di queste fotografie con lui stesso come protagonista e quindi detentore di un record....mio fratello!! Mi parlava anche lui di Massimo Veronesi del suo fantastico Mondial Sachs e del KTM 125 preso dopo il Mondial. Io lo ascoltavo estasiato e partecipe di questi suoi sogni e di quella voglia di cimentarsi con gli altri nei Saldini, il suo sogno era la moto da cross ma non era il sogno di suo padre cioè mio padre, in effetti gli prese un Testi Criket classico tubone dell'epoca.
La prima esperienza fuoristradistica di Franco con il Criket fu casuale, allora andavano di moda i cappotti lunghi fino ai piedi poi tramutati in Loden; andando a morosa sott'argine a Uccivello penso' bene di provare l'ebbrezza di farsi avvolgere il cappotto dalla corona posteriore del motorino in quinta piena, alle Acque Minerali, appena uscito dal Tamburello; " fu come se la mano di Dio avesse deciso di prendermi per il collo e di catapultarmi in una altra dimensione" mi disse, ma l'altra dimensione era l'orto botanico della villa Rebecchi lì a 20 metri oltre il fossato. Mi ricordo che gli rimase un  segno circolare sul collo per un mese e faceva fatica a deglutire....piccino.
Comunque mio padre aveva visto avanti, molto avanti….senza nulla togliere a Franco, per l'amor di Dio, ma con le moto aveva un rapporto di " Sofferenza". Uno scontro a fuoco lo ebbe con il mio Villa 400, un giorno che mi chiese se poteva prenderlo per andare al Bar Cinzia. Gli dissi che erano gia' due giorni che non la usavo e che quindi sarebbe stata molto nevrotica e fetente e percio' gli consigliai di starle lontano dagli zoccoli posteriori e dalla leva di avviamento. Decisi di avviargliela io qui a casa e di lasciare poi al fato l'avviamento davanti al Cinzia. Il fato fu un brutto fato, bruto bruto.
Mi raccontò, appena uscito dal coma, cosa successe davanti al Cinzia; naturalmente e fortunatamente non ci fu nessun coma, pero' rimase con la gamba dura per la bellezza di due mesi, ma gliel'avevo detto che il Villa era fetente…. e poi era anche in quei giorni……perdeva olio dalla pippa della candela: in sostanza i fatti furono questi: arrivo in pompa magna, alla grande, con salto del marciapiedino di fronte a Mantovani e Baraldi senza barcollamenti, saluto globale con il braccio sinistro e la mano con le dita a V, schivaggio di due pseudo moto dell'era paleozoica parcheggiate alla carlona e arrivo in orario con piedino poggiato sulla fioriera e spegnimento del motore a comando vocale.
Applauso generale, richiesta di specifiche tecniche, richiesta di test negata, palpeggiamenti generali di sella sospensioni e serbatoio in materiale antisfondamento. Dopo mezzora l'ego di Franco era gia' occupato a impostare la manovra di rientro, l'Apollo 11 in confronto non era niente per il coefficiente di difficoltà da affrontare davanti al bar e soprattutto davanti alla tribuna laterale zona negozio Bianchini. Verso le sette i bagarini avevano gia esaurito i biglietti, i posti rimasti erano in curva e Franco si stava accingendo ad effettuare la prima manovra che consisteva nello spostare la leva di avviamento dalla posizione di riposo alla posizione di start senza farsi morsicare dal carburatore che era li a dieci centimetri a cuccia sonnecchiante. La manovra riusci', ma il carburatore lo aspetto' al varco per il cicchetto; uno, due, tre colpi dello stesso seguiti da una bella sputacchiata di miscela del 4% sui mocassini alla Bourghignon da fighino di Franco, calzatura adattissima per l'utilizzo di un Villa 400 due tempi con cui Picco vinse una prova del mondiale al Cilione della Malpensa nella classe 500. Sta di fatto che, piede sinistro sulla fioriera, piede destro poggiato sulla leva di avviamento, rimaneva solamente da scegliere il momento per affondare il colpo, sperando che nessuno facesse commenti ridicoli prima durante e dopo l'operazione. Il problema era la tribuna laterale zona Bianchini, erano lì arroccati i tupamaros; tutto stava filando liscio, Franco era pronto, dopo 10 minuti di iperventilazione, concentrato per sferrare il colpo. Poi una voce sinistra: "Danger, second me tat fà dal mal " …...questa frase uscita dalla tribuna e quasi sicuramente da un interista, ha innescato il fattaccio.
Franco affonda in sospensione con tutta la sua forza, la moto ha un sussulto orgasmico e si mette ad ululare come una moldava, Franco confuso da quella frase evocativa sbucata dalla curva, non toglie la gamba dalla posizione di allungamento configurata per l'accensione, la pedivella ne approfitta e affonda i canini nei crociati anteriori del ginocchio destro di Franco.
Il rumore secco e sordo viene percepito solo dai tupamaros della tribuna laterale Bianchini, ed infatti si sente una seconda frase:
"second mè ta ciapa' na bela pàca'".
Franco non sente piu' niente, non sente le voci che il vento gli porta, Franco ha pagato per tutti, ha pagato per noi, che restiamo a guardarlo, ora Franco è stanco, Franco vuole dormire….. in effetti Franco in quel momento andrebbe messo in coma farmatologico per il dolore che sta provando. Ma lui è forte ed invece che svenire da Braghiroli lo fa alla Stilwood.….recuperiamo Franco prontamente con un'autolettiga della Croce Verde, piu' difficile per il Villa, riusciamo a recuperarla non prima di averla imbrigliata e sedata con 300 ccl. di Sedaxilan per cavalli.
Franco non la prese molto bene perche' di fatto tutto era andato liscio come l'olio fino alla gufata del gaga, veramente non sono sicurissimo che fosse lui, ma conoscendo la sua delicatezza…..
Sabato scorso entrando al Cinzia ha salutato Pivanti cosi':
ohh…..Pistorius…..semmiaapost ??
Terra Promessa
cap. III

In ogni caso quelle moto da deserto non mi hanno mai fatto impazzire. Forse la differenza di peso dalle classiche 2 tempi alle 4 non l'ho mai digerita. Certo è che  la mia partenza in campo motoristico veniva da lontano; le tre classiche carte da briscola attaccate alla ruota posteriore della  bici  con un "ciappetto" da stendere, furono il primo segnale di "voglia di motori". Allora era facile partire elaborando le bici; mi ricordo un giorno in cui il mio carissimo amico e compagno di avventure Scanner, mi convinse a modificare la bici nuova di mia madre, una Carraro Beige bellissima, per fare un tandem con un'altra bicicletta; lui lavorava in una officina meccanica e quindi aveva dimestichezza con seghetti e saldatrice. Difatto della Carraro originale rimase il cannotto della sella saldato attorno ad un aglomerato di tubi inquietanti; il tandem si estendeva in altezza e non in lunghezza, per salire bisognava arrampicarsi ad un palone della luce, lo stesso palone a cui era appoggiata la bicicletta. Ti sedevi a circa 4 metri di altezza e se avevi del fegato iniziavi a pedalare...destinazione ignota, anzi nota, un altro palone della luce;  l'itinerario stabilito prima, una volta inforcato il tendem, era obbligatorio,  non si poteva partire senza sapere quali erano i porti da raggiungere altrimenti il rischio era quello di fermarti a chiedere informazioni alla finestra del secondo piano della prima palazzina incontrata.
Credo che gli anni settanta  siano stati gli anni in cui nessun motorino uscito di fabbrica nuovo, riuscisse ad arrivare alla fine del rodaggio senza essere stato  trasformato in un Kalashnikov  da guerra.
L'aria innocente del Cambridge o del  Romeo Tentation veniva trasformata con poche, ma radicali modifiche tecniche  nel piu' intenso e terrificante sguardo di Annibal Lecter.
Il telaio era lo stesso, tubone con all'interno il serbatoio, le manopole del manubrio con attaccate le stringhe colorate da " Figlio dei Fiori ", il fanalino anteriore cromato e luccicante; poi mano mano che abbassavi lo sguardo ti accorgevi che la linea sobria e raffinata iniziava a  stonare; protuberanze e accrocchi  sconcertanti facevano capolino un po' d'appertutto. Iniziavi col notare che, dove una volta c'era un  tenero Dell'Orto del 14/12, sbucava un famelico Bing del 28 con uno stomaco da Anaconda dilatato,  contenete sicuramente i resti di un Capibara divorato da poco. Attaccato al carburatore e posizionato lateralmente c'era il filtro dell'aria dimensione galleria del vento di Pininfarina, infatti  il Berretto Verde che guidava  quell'arnese girava con la gamba sinistra a 180 gradi per far posto al filtro, tra l'altro non so se il risucchio d'aria che generava il filtro avesse qualcosa a che fare con le gambe aperte  e l'aria trasognata del Berretto Verde…bho. D'allaltra parte del carburatore c'era la nuova testa  in sostituzione di quella originale e anche lì casca l'asino.
Quella originale aveva un taglio di capelli  corto con basette ordinate  e barba fatta,  quella invece elaborata della serie "Simonini" o "CCM"  era  la classica "testa di cazzo"  o " boccia persa", personaggio indispensabile al bar sport o alla polisportiva; sempre sporca e unta, tracannatore di carburante e birra, fuori da ogni logica da codice della strada, produttore di decibel  e farabutto in generale,  in piu' se la guardavi  troppo, iniziava a spintonarti  chiedendoti.... "c'è qualche problema?".
Ciliegina sulla torta, attaccata alla testa, usciva la Berta. La Berta era un cannone Tedesco della prima guerra mondiale, era talmente lungo che la punta arrivava alla seconda guerra mondiale. La Berta era, nel nostro caso, la marmitta sostituita a quella originale. Essa era attaccata con dei prigionieri di guerra alla testa, da li, con aria voluttuosa  si snodava avvinghiata al telaio irrigidito e turgido, il fatto che essa passasse da sotto, solleticandolo nelle zone erogene, faceva si che il telaio si irrigidisse ancora di piu' e avesse una grande tenuta di strada; dopo essere stata sotto al telaio per il tempo giusto , arrivava nel posteriore massaggiandogli il tirante del forcellone prostatico  di modo che anche le sospensioni traessero beneficio di questo irrigidimento globale;  parte finale della Berta era  il tubo di scarico e le sue dimensioni che cambiavano a  seconda della dilatazione; con un pò di pazienza e olio Castrol 2t  potevi infilarci un silenziatore Sito di 25 cm di lunghezza e 10 cm di diametro senza che il claxon  iniziasse a fischiare  invocando  Malaguti e  Cimatti.  
In quel periodo c'erano anche le asce da stiro. Le asce da stiro erano Malanca o Testi, quei motorini bassi, di cinquanta di cilindrata, lunghi 2 metri e alti 35 centimetri. Il guidatore di solito era spalmato sul motorino e molte volte veniva scambiato per la carenatura. Per aumentare l'aereodinamica  si attaccavano le manopole del manubrio direttamente alle forcelle della moto, cosi' avevi la basella appoggiata al canotto di sterzo, ogni buca che prendevi era una nuova venatura nella scatola cranica,  le luci abbaglianti ed anabbaglianti le collegavi direttamente agli occhiali in quanto la faccia fungeva da fanale. La cassa toracica avvolgeva il serbatoio incastonandolo tra il fegato e la milza, la sella minuscola, si applicava al sedere come un "lines seta ultra", direttamente dentro alle mutande, a questo punto rimanevano le gambe che non sapevi dove cazzo metterle. Chi aveva una corporatura mediopiccola poteva ripiegarle e metterle nella cassettina degli attrezzi laterale, chi invece come Daniele misurava oltre il metro e ottanta doveva  segnalarle al priorio progettista, cosicché con una chiave del 13 e una brugola del 10  le inseriva direttamente a sostegno del telaio al cromo molibdeno vanadio al posto dei due tralicci classici centrali.
Terra Promessa
cap. IV

Quello di mettere alla prova la consistenza delle ossa, era la prerogativa di tutti noi quattordicenni dell'epoca. L'attrazione verso l'asfalto, il fosso,  il paletto della luce o qualsiasi materiale abrasivo contundente, affiorava, immancabilmente, al primo colpo di pedale d'avviamento del cinquantino.
Iniziava imboccando la statale del Brennero questo brivido, unito all'attrazzione verso il pericolo; già da subito, c'erano quelle strisce tratteggiate in mezzo alla strada che ti sussurravano "vieni..dai..impenna più che puoi..su..!!" erano le sirene di Ulisse...  allora tu cominciavi a pensare l'ultima volta quante ne avevi fatte in impennata quindi ti guardavi intorno, scalavi una marcia, facevi andare il motore a diecimila giri, inforcavi il manubrio come le corna di  toro e "bummm"
Cioe'….. niente, nel senso che tu scalavi la marcia, il motore andava  a puttane, tu aspettavi  il "calcio"  dei cavalli per impennare ma non arrivava niente... nel senso che non c'era niente…..non c'erano cavalli di sorta pertanto se volevi impennare dovevi tirare su il motorino con le braccia,  metterlo in una posizione di "bilico" e poi, se eri bravo con il gas, dovevi modularlo in maniera dolce e sensata. Intanto intorno a te c'è traffico, macchine che vengono e vanno suonando a più non posso, imprecando e augurandoti un fine settimana al Sant'Orsola. Ma ormai il guanto di sfida lo hai gettato e quindi bisogna mettersi alla prova.
Ora, è vero che a quattordici anni non si capisce un cavolo, però è anche vero che lo spirito di sopravvivenza ti suggerisce diverse cose; a me ad esempio mi aveva suggerito che era meglio evitare il canaletto, nel senso che davanti al Sansi passavano sparati tutti e quindi i tempi di frenata erano corti, poi farsi stirare davanti a casa era proprio brutto brutto quindi optai per una strada bassa dove fare allenamento …la mitica Canalazzo.
Il tratto ponte-forno-san martino fino al ponte diversivo, era abbastanza  lungo per potermi far fare una serie di quattro prove da cento metri l'una senza problemi.
Il cavallo è un Malaguti Cavalcone 50 cc  ronzino dell'epoca, marmittino senza silenziatore, quindi terrificante. Con lui sono riuscito a far avvicinare a dio gli abitanti della Canalazzo... volavano madonne come foglie al vento d'autunno; uno su tutti "Spariet" era il piu' fantasioso: io non le sentivo, essendo ormai privo del timpano, ma potevo leggere il labbiale del personaggio, sul ciglio della strada, che scandiva le vocali e le consonanti come proiettili da un mitragliatore, sembrava Cassano, ma senza la mano davanti. Sentivo solo la parte finale della frase che di solito era  "Sident " " cat gnis" me l'ero perso….... "dovevo arrivare a otto"
Le prime righe, anzi strisce, suona meglio, fatte erano per me come invitare un oca a bere.. ..  dicevi: se ne ho fatta una posso farne due, se ne ho fatte due posso farne tre e cosi via... la sensazione di essere parzialmente in volo con una ruota sola era meravigliosa… poi, detto tra noi, i nostri idoli dell'epoca erano i campioni di motocross che con quelle motone impennavano di piu'…. solo che loro lo facevano  con la stessa facilita' di quando mangi un grissino torinese, ed era bellissimo vederli .
Scanner mi dice…  "otto è impossibile con un cinquantino"..
Ci mancavano anche quelle parole, già era difficile, poi se uno come Scanner che era il piu' focoso ti diceva che era impossibile, il morale crollava..  Io ero fermo a quattro, più di quattro non riuscivo, non ce la facevo a gestire la direzionalità del motorino, ad un certo punto cominciava ad imbarcarsi a destra e a sinistra e quindi dovevo rimettere giu la ruota.
Proviamo tutto il giorno, io con il Malaguti e Scanner con un tre marce dei primi del novecento, secondo me era di Ciano, aveva una smitragliata di buchi nel carter posteriore della catena, brutto segno……
All'imbrunire  Scanner mi annuncia un suo ultimo tentativo per battere il record che fino a quel momento era in parità 4 a 4. Mi spiega che se si siede sul telaio posteriore dopo la sella e se mette i piedi sulle staffe della piccola carenatura davanti alla testa del tre marce ottiene una postura talmente bilanciata che una volta dritto puo' continuare per chilometri…con una ruota sola..
Io impietrito dalla scoperta mi metto da parte consapevole della differenza tecnica che il suo mezzo può offrire nello specifico della prova.  L'imbrunire mi mette un po timore, quel vedo e non vedo che per strada ti fa aumentare la concentrazione  era pericoloso dopo un pomeriggio di lavoro come il nostro. Comunque Scanner non si fa scoraggiare, anzi più è pericoloso e più lui è a suo agio, mica è stato soprannominato Scanner per niente….
….la strada sembra il rettilineo del "Le Castellet" in Francia, il Mistral la spazza da nord a sud  con vortici di piumini di pioppa siparsina adulta in pieno maggio; Scanner la scruta cercando di percepire il benché minimo cambio di intensita' del vento a favore, in prospettiva della partenza. "E' ora" mi dice lui ..lo guardo incredulo per la posizione a dir poco strana che ha preso sul motorino, sembra che sieda su una F.1 corpo indietro e gambe avanti…… parte, fa una ventina di metri per prendere la rincorsa, poi avendo il corpo all'indietro, con un piccolo movimento delle braccia alza la  ruota anteriore con estrema delicatezza, sembra che tutto funzioni a meraviglia, ha gia fatto cinquanta metri in impennata, circa 10 strisce, sono esterrefatto,  il borbottio del tre marce, lui che visto da dietro sembra un acrobata con 100 birilli che volteggiano per aria, la ruota del motorino che galleggia  fluttuando…tutto faceva presagire l'atterraggio dello Shuttle senza problemi  ma sta di fatto che alla quattordicesima striscia qualcosa è andato storto….  Ho visto in lontananza il motorino imbarcarsi e prendere una brutta piega verso destra, Scanner si dimena per cercare di bilanciare con le gambe lo sbandamento che comincia ad essere pericolosissimo avendo dei picchi a destra e a sinistra paurosi,  continua cosi' per altri trenta metri poi un ultimo sbandamento a destra verso il fossato di fronte alla casa di "Spariet" .... sparisce dai radar….  Rumore di ferraglie per dieci minuti sicuri accompagnano una nube di kerosene dal fossato di fronte "al contado" della bassa,  comincio a correre, corro corro e corre anche "Spariet" uscito di casa preoccupato del rumore e delle condizioni del malcapitato, arriviamo quasi simultaneamente sul luogo del disastro, vedo Scanner sotto ad un ammasso di lamiere contorte cercare di togliersi la manopola del gas da sotto un'ascella, mentre una gamba fuoriesce dal parafango posteriore e l'altra da quello anteriore. Scorgo lo sguardo di Scanner incrociare quello di "Spariet" che in tutta tranquillita' gli dice:
"A NAT TIR SU GNENC SAT CREP "( NON TI TIRO SU NEANCHE SE MUORI)
Scanner è confuso, la botta lo ha reso taciturno, non è riuscito a rispondere a Spariet e questa cosa mi preoccupava molto… scendo nel fosso e comincio a spostare i rottami che lo ricoprono ma vedo spuntargli un sorriso e il primo commento è "per un pelo non cadevo !!"
Arriviamo fino al bar di San Martino, li c'è una fontanella  dove Scanner si dà una ripulita alle mani e alle escoriazioni della gamba destra, "quante strisce ho fatto?" mi chiede… "sedici" rispondo ridendo…
Ma domani è sabato , grazie a dio.!!
Arriva il sabato e San Martino si pullula di piloti piu' o meno bravi che si cimenteranno nei "Saldini". Io e Scanner siamo a sedere davanti al bar a gustarci ogni passaggio motoristico diretto in Secchia, li conosciamo quasi tutti dalla moto, ma in viso ne avremo visti il 50%.
Da Mirandola, Grazi con un bel KTM 125 MC5 rosso invidiato da tanti essendo la versione con 25 cavalli, Maschi con un KTM 360 bianco con relativa sella bianca, da quel dettaglio capivi che con il KTM ci andava anche a gnocca, Settembre nero con un KTM 175 azzurro con motore nero, rarissimo, Armandino con un Villa 250 mc, Borghi con una Yamaha 500 quattrotempi, Sgherla con un TGM 125 serbatoio in alluminio, Marco Ferrari con un Villa 250 mc verde preparato direttamente da Francesco, Maaran con un Villa 360 mc arancione fantastico, Don vito con un Aspes Hopi 125, Tondelli con quello che voleva...avendo la concessionaria poteva sbizzarrirsi.  Un sacco di moto!!, ci pregustavamo un bel sabato ma non sapevamo che quel giorno avremmo assistito alla morte in diretta di un KTM 400 con 15 giorni di vita. Partiamo dal bar, le ultime note di "Waterloo degli Abba" risuonano nel jukebox del baretto, io e Scanner inforchiamo il Cavalcone  e partiamo per l'argine, lo carico io, avendo disintegrato il tre marce il giorno prima. C'è una baraonda pazzesca di gente, moto a destra e a sinistra del caradone che porta alla golena, sembra di essere alla Malpensa circuito internazionale !!
Essendo tutto approssimativo tutti fanno un po quello che vogliono, nel senso che c'è gente che sfreccia da una parte all'altra incurante di quello che succede ma è bello cosi', senza regole, tutti si divertono a girare come pazzi scatenati; ci sono talmente tante moto che per passare sull'argine devi stare attento a non agganciarti ai fili del freno e del gas che sbucano dai manubri delle moto parcheggiate.
Guardo Scanner che mi vuole dire qualcosa, mi indica un ragazzo con un motorino da donna…ma siii  è Paolo!!!!  gli facciamo segno che siamo qui!!!  vieni !! Paolo è un caro amico, bravo ragazzo, lo vediamo accelerare con il College, Scanner gli fa segno di rallentare perché da sotto l'argine un tizio con un KTM 400 fiammante sta salendo allegrotto verso di lui e la strada è molto stretta…molto stretta...ca….zzo
Paolo ci guarda incurante della bestia che gli sta andando incontro, il tizio che poggia il culo sul 400 non sa bene come gestire quella caterva di cavalli  e rischia il passaggio a struscio con il college, si sfiorano appena ma purtroppo il filo del gas del KTM si aggancia al freno del college e scoppia una bomba atomica.
Il 400 disarciona il fantino e si infila giu per l'argine con il gas attaccato a manetta, sentiamo le urla dei segmenti …… implorano il pistone di smetterla subito, lui sta cercando di comunicare con il carburatore urlandogli di piantarla di buttare benzina nel cilindro... il carburatore Bing sta pregando in austriaco la manopola del gas di ritornare nella posizione OFF immediatamente ma il frastuono è talmente alto che tutti sono praticamente sordi….la moto sembra impazzita, salta a destra e sinistra, siamo sgomenti, tutti, lì fermi a guardare gli ultimi attimi di un motore due tempi da 40 cavalli sbiellare o grippare sicuramente nell'arco di 4 minuti. Salta da tutte le parti alzando nuvole di terra ed erba secca, non si riesce ad intervenire, basterebbe arrivare all'interrutore rosso di spegnimento ma la moto è imbizzarrita e tutti gli stanno alla larga, ad un certo punto il K si stende per terra, è  lì agonizzante, sta ancora cercando di sopravvivere ma la manopola del gas si è bloccata a fine corsa e i giri sono troppo elevati poi…… silenzio assoluto… assistiamo al   grippaggio del purosangue e al suicidio del proprietario. Tondelli corre con il defibrillatore, li vedo adoperarsi per ridare vigore a quella splendida macchina ma  non c'è niente da fare.
E' stato un colpo al cuore, Paolo è bianco come una pezza lavata, il tizio che era sul K non infierisce, infatti la colpa è sua, lui aveva tutto da perdere in quel passaggio a rischio e ha perso.  Paolo è qui seduto di fianco a noi e ci guarda affranto per quello che è successo, gli dico "Paolo, poteva succedere anche a me, prima ero passato da dove sei passato tu "
“Seven” 1977

Nevica, fantastico, apro la finestra e il salice piangente che ho davanti mi spolvera di fiocchi bianchi…
C’è silenzio, tutto è ovattato..
mi vesto, scendo giu in bar cappuccino e via…
queste feste di Natale ci volevano proprio, pausa scolastica finalmente..… devo testare il cavallo sul terreno scivoloso.
Ci ho riflettuto tre mesi prima di acquistare il DKW gs seven e come capita spesso, se ci pensi troppo finisci per scegliere l'oggetto sbagliato. Nel 1977 il mio idolo era Alessandro Gritti, campione interplanetario di regolarità e di cross, era l'Alessandro Magno di Bergamo, la sua terra era dislocata nelle Valli Bergamasche dove la tradizione regolaristica era piu sentita della messa alla domenica. Gritti era il super eroe, lo smanettone e per di piu’ cavalcava il K.
Esce a settembre 1977 motociclismo con la prova del nuovo KTM 125 gs, non vedo l'ora di leggere che magnificenza è uscita da Mattingofen, finisce l'epoca del motore Sachs gs 6 e inizia quella del motore costruito internamente alla KTM  anche per il 125.
Leggo la prova e rimango di stucco: al di sotto delle aspettative, poca potenza, poco sfruttabile, velocità massima 101 km orari.... Una debacle !!! Esteticamente era formidabile ma le recensioni erano terribili. Con Franco andiamo a Modena da Foroni per vederlo dal vivo. Arriviamo alle 14.45, non è ancora aperto, stiamo li davanti alla vetrina, è in prima fila; dico a Franco “però se è bello!!”, e lui risponde “si, ma non va un cazzo !! “.... non ci siamo accorti che Foroni è dentro che sta sistemando le moto e che ha sentito la considerazione di Franco!! Entriamo e chiediamo il prezzo: "scusi, quanto costa il 125 ?" .. e lui.. “a voi non vendo niente, avete parlato male della moto" passo e chiudo. Ci rimaniamo di cacca, usciamo senza stare a fare battibecchi antipatici e torniamo sulla mini ancora piu convinti che il K non va un cazzo, ma io mi sarei mangiato anche le unghie dei piedi dopo averlo visto, uno spettacolo… rosso con scritta bianca sul serbatoio, sospensioni Ceriani, ammortizzatori Marzocchi, una figataaa !! Arrivo a casa e butto nel pattume il motociclismo con il K, non voglio piu vederlo, prendo una decisione tecnica e non di cuore.....Grave Erroreeeee !!!
Comincio il percorso di scelta di questo benedetto 125 escludendo a priori la moto che mi avrebbe fatto tremare, di conseguenza ho un ventaglio di scelta ampio ma piatto come una sottiletta Kraft.
Sul numero di ottobre di Motocross c’è la prova del nuovo DKW 125 gs seven con il nuovo motore Sachs sette marce. E’ molto teutonico, massiccio, ma nello stesso tempo, forse dovuto alla colorazione azzeccata, piacevole e grintoso. Vado a leggere le recensioni e vedo che ha ottime prestazioni, componentistica di prima scelta, e, molto importante, si sta imponendo nella Sei Giorni  dell’Isola di Man con Gino Perego, Marinoni e Oldrati. Vado da Tondelli a Carpi, ne ha uno in negozio, è molto piu bello dal vero che in foto, decido di fare l'acquisto, i fratelli Tondelli sono una garanzia  per professionalita’, assistenza, cortesia, simpatia…..insomma non potrei dirne meglio, d’altrocanto li ho comprato una decina di moto e non ho mai avuto nessun tipo di problema, di nessun genere anzi…la prendo…un milione e quattrocentosesantamila lire.
La pago a rate facendo il cameriere al ristorante.
La prima impressione è positiva, il motore spinge, la moto ha un bel rumore, esteticamente è bella ma ha un grave difetto.... non è il KTMMMMMM.....Zio caneeee.
Non so come dirlo, è come stare con una donna e essere innamorato di un'altra, ecco.....stessa cosa.
Quindi il rapporto non è idilliaco e lei lo sente.
Dopo cinquanta km nasce il primo problema. Un pomeriggio di un giorno da cani la prendo per fare un giretto, di solito il percorso si snoda tra Cavezzo, Mirandola, Disvetro, San Prospero e Ponte Motta. In un incrocio si spegne in una maniera secca e stranissima, quasi si inchioda, la rimetto in moto e riparto. Rientro e metto la moto in garage, tutto ok.
Il giorno dopo vado a riprenderla la accendo e sento uno strano tintinnio che viene dal cilindro; chiamo Franco e gli chiedo un parere e se anche lui sente la stessa cosa, mi dice "si c’è ma mi sembra abbia poca importanza". Io sono in fibrillazione, non potrei sopportare un rumore del genere neanche se fosse un trattore, ben sapendo che prima non c'era. Vado da Tondelli e gli faccio sentire il tintinnio: "per me sono i segmenti, questa moto ha grippato" sentenzia!
Lascio la moto e mi faccio accompagnare a casa, vado da Franco dicendogli che il DKW è al Fatebenefratelli con un ictus ai segmenti, lui mi chiede se per caso avessi fatto rifornimento in un distibutore dove miscelano direttamente,  gli rispondo di si e gli dico anche dove, aia mi hanno messo miscela senza olio...Ottimo direi....quindi grippaggio per mancanza di lubrificazione... bell’inizio per il DKW !!!
Rimane in ortopedia per una ventina di giorni, dopodichè la vado a ritirare dopo un fresaggio che le aumenta leggermente la cilindrata.
Parlo con Scanner, glielo faccio vedere e provare e mi dice: "si bellino ma ora sono usciti i nuovi SWM 125 rotax che fanno 28 cavalli alla ruota". Minchia un'altra botta!! Scanner era molto informato e preparato sull'argomento e per questo le sue parole avevano molta importanza nell’universo di San Martino di qua da Secchia...quello di là era un'altra storia, un'altra contea, altre etnie… influenza carpigiana latente...
Va bè, torniamo dall’inizio, sto DKW me lo sono comprato e quindi me lo tengo: tantovale metterlo alla frusta. Decido che non saranno certo quaranta centimetri di neve a fermarmi, voglio provarlo su questo terreno insidioso. Vado in garage, prendo la moto, la tiro fuori e la metto in moto.... bruuuuummmmmm
Mia madre dalla finestra fa una considerazione ad alta voce: "smorsa clà mòta" che tradotto significa "sta a cà" che tradotto vuol dire "tan capìs gnint".
La rassicuro che quello che faccio lo faccio perché questo tipo di moto ha un sistema di alimentazione mista olio benzina che se non la si ottimizza con le temperature rigide dell’inverno non renderà bene questa primavera e che quindi poi potrei avere problemi ad agosto...
Mi risponde: "stat fà dal mal an turnar gnenc a cà" che tradotto vuol dire: "se ti ammazzi non tornare a casa" .... bella questa!!
Parto.... Pantaloni di fustagno di Franco, giacca a vento tipo uomo Michelin azzurra, identica a quella di Scanner, beretta con pon pon blu modello Tomas Milliam. Tento di prendere il Canaletto e noto che la ruota davanti non fa quello che le dico, io voglio andare a San Prospero ma lei vuole andare a Staggia, le dico che a Staggia non c’è niente di bello, ma non c’è niente da fare lei vuole andare a Staggia ma attraverso il fossato che costeggia il Canaletto. Mi imbelino giu per il fosso tanto per iniziare l'avventura. Il Canaletto ha due cordoni di ghiaccio in mezzo pericolosissimi, sembrano binari del treno, spero che mia madre non sia alla finestra  perché sono gia sparito. Mi tocca fare un pezzo di prato ricoperto di neve e non si vede cosa c’è sotto, in compenso sopra ci sono una coppia di fagiani stupendi che con un barbagianni come me facciamo un bel trio. Proseguo in prima  con la ruota di dietro che va a destra e a sinistra, comincio a sudare e non ho ancora cominciato; dirigo verso Staggia anche perché avevo una voglia matta di andarci; spero al piu presto di arrivare su una strada sterrata perché cosi è impossibile procedere senza infossarsi da un momento all'altro. Incrocio Umberto con lo spartineve a cento metri di distanza che mi urla "t'à sarni na bèla giurnada!!" cazzo, ma ce l’avete tutti con me??  Lo saluto con una sgasata....arrivo sulla Forcirola, fortunatamente l’hanno pulita e c’è solo un leggero velo di nevischio che tutti i motociclisti intelligenti vorrebbero avere sotto le ruote. Accelero, sto prendendo le misure alla moto, passo l’incrocio Due Madonne e penso che sicuramente il nome gliel'ha dato un automobilista che ne ha incrociato un altro che non gli ha dato la precedenza; non c’è nessuno, accelero ancora, quel senso di derapata costante mi fa sentire a cavallo di un 400, tiro dritto, l'aria fredda mi punge la faccia, ho due gote alla Heidi e le orecchie di Murano, mi soffermo sul naso perché è un argomento scottante viste le dimensioni e constatato che se mi giro a destra o a sinistra perdo in media 10 km orari per l’impatto aerodinamico, cerco di stare perpendicolarmente alla traiettoria della moto e lo uso come convogliatore d’aria di raffreddamento sulla testa radiale del Sachs. Arrivo in fondo al rettilineo vicino al cartello con su scritto San Prospero, posso voltare a destra oppure andare dritto contro ai bidoni dell'immondizia. Non essendomi ancora considerato uno scarto della società giro a destra, nonostante tutto facesse presagire il contrario, velocità, rettilineo, neve, ghiaccio e racconto roccambolesco. Imbocco la strada che passa davanti al forno Muracchini, c’è un profumino di crostini ferraresi che fa paura, faccio fatica a trattenere la moto che tira verso il forno, gli urlo in tedesco di piantarla e di fare "cuccia li" ma sembra un Husky davanti ad uno sgombro alla livornese, mollo il guinzaglio. Mi fermo, entro, saluto il fornaio che mi spara un "sa fèèt chè?" gli dico che è "meglio un crostino oggi che una pagnotta domani" cosi mi fa un endovena di ferraresi tiepidi e mi da la benedizione "Daii....torna a cà". Riparto, mi infilo dentro alla via che porta in piazza, c’è gente che spala la neve e che mi guarda con stupore misto torpore. La moto va che è una meraviglia, passo davanti alla casa di Maura e mi trovo di fronte una fioriera che mi attraversa la strada anche se non ha le gambe. Non faccio in tempo a tirare una briscola che mi trovo lungo disteso, ho schivato la fioriera che posso giurarlo ieri non c'era, non avendo aderenza la moto è partita come una palla da bowling ed è in mezzo alla piazza, mentre io sono dalla Teolma. Andrea mi viene incontro e mi dice che se c’entravo il monumento vincevo il Prosperino D’Oro e che potevo riprovare dall’altra parte che essendoci la discesa mi serviva anche meno gas. Gli dico di non fare l'asino perché non è il momento, la moto sta rantolando, ha un ginocchio sbucciato e la manopola del gas piegata....che due palle.....ma chi cazzo ce l'ha messa quella fioriera stanotte?!
Carinissimo Andrea mi invita a prendere un caffè e io gli rispondo "ma dopo i crostini?" lui ribatte "ma che crostini?" eio gli spiego dello sgombro alla livornese e dell’Husky così lui mi invita a citofonare al Dott. Pirazzoli perché secondo lui ho picchiato la berretta..... mi tolgo la berretta e gli faccio vedere che non c’è nessuna ammaccatura alchè lui incredulo mi dice "senti Ugo, siediti qui, tranquillo......lo chiamo io Pirazzoli...."
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